domenica 15 giugno 2014
sabato 7 giugno 2014
preparazione sandostatina lar con video
https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=3xBWSdsMX1o
Impiego dell'Octreotide (Somatostatina a 8 aminoacidi) LAR (LAR = a lento rilascio)
Il prodotto è un analogo della somatostatina composto da otto aminoacidi, presente anche nel sangue, che inibisce la produzione dell’ormone della crescita (detto somatotropo o GH). Questo ormone è il maggiore responsabile sia della nostra crescita, dall’età infantile all’adulta, che di quella tumorale. È fondamentale anche per l’attivazione di altri potenti e ubiquitari fattori di crescita tumorali quali EGF, fattore di crescita epidermico, VEGF, vascolare, IGF1 simil-insulinico ecc. Pertanto l’inibizione del GH, fattore mitogeno e potenzialmente induttore di tumori, risponde a un criterio chiaramente logico, ampiamente documentato in letteratura, con riscontri clinici e sperimentali. Il mancato impiego (se non in rare eccezioni) di questa molecola antitumorale del MDB rappresenta una grave frattura tra evidenze scientifiche e pratica clinica oncologica, che lo esclude. Può essere utilizzato o per rafforzare l’azione della somatostatina (14 aminoacidi) da iniettare la sera sotto cute, 3 ore dopo cena con siringa temporizzata, oppure in alternativa alla somatostatina.
Essendo il prodotto a lento rilascio, se non diluito correttamente può facilmente solidificarsi. Le confezioni da 10 mg coprono tra i 7 e i 10 giorni, quelle da 20 mg tra i 16 e i 20 giorni, quelle da 30 mg dai 25 ai 28 giorni. È preparato per diluirsi gradualmente nel sangue, cedendo lentamente il principio attivo. Per questo motivo, se la preparazione non segue attentamente le istruzioni allegate, la siringa può tendere con facilità a bloccarsi durante l’iniezione o il prodotto a solidificarsi in corso di preparazione. Si prega pertanto di leggere ripetutamente e con attenzione le seguenti istruzioni:
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Il prodotto va tolto dal frigorifero almeno 15-20 minuti prima dell’uso per consentire che la siringa e il solvente
raggiungano la temperatura ambiente. Tolta la capsula di protezione dal flacone della LAR, battere delicatamente il
fondo del flacone su una superficie rigida per fare depositare sul fondo del flacone tutto il prodotto. |
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Rimuovere il cappuccio di protezione dalla siringa contenente il solvente. Inserire uno degli aghi sulla siringa. | |||||||||
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Disinfettare con cotone e alcool il tappo di gomma infilando al centro del tappo di gomma l’ago. | |||||||||
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Iniettare lentamente il solvente nel flacone, facendolo colare lungo le pareti senza muovere la polvere. Non iniettare diret-tamente il solvente nella polvere. Estrarre l’ago dal flacone. | |||||||||
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Non agitare il flacone fino a quando il solvente non abbia bagnato tutta la polvere (dopo circa 2-5 minuti). Senza capovolgere il flacone, controllare la polvere sulle pareti e sul fondo del flacone. Se persistono punti asciutti, lasciare che il solvente bagni la polvere, senza agitare. | |||||||||
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Quando il solvente ha bagnato unifor-memente tutta la polvere, agitare il flacone con moderati movimenfi rotatori, per circa 30-60 secondi, fino ad ottenere una sospensione uniforme e lattescente. Non agitare eccessivamente poiché questo potrebbe causare flocculazione della sospensione rendendola inutilizzabile. | |||||||||
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Reinserire immediatamente l’ago nel tappo di gomma e, posizionando il flacone su un piano rigido con un’angolazione di circa 45’, aspirare lentamente nella siringa il contenuto del flacone. Non capovolgere il flacone durante il riempimento della siringa poiché potrebbe influenzare la quantità aspirata. È normale che un piccolo quantitativo di sospensione rimanga sulle pareti e sul fondo del flacone. Questo è un eccesso calcolato. | |||||||||
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Sostituire subito l’ago utilizzato con l'altro contenuto nella confezione. | |||||||||
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Si deve somministrare il prodotto imme-diatamente dopo la preparazione della sospensione. Capovolgere lentamente la si-ringa per mantenere una sospensione uni-forme. Eliminare l’aria dalla siringa. | |||||||||
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Disinfettare la sede di iniezione con un tampone imbevuto d’alcool. Effettuare len-tamente e con pressione costante un’iniezione intramuscolare profonda in sede glutea destra o sinistra, dopo aver aspirato per assicurarsi di non essere in un vaso venoso. Se si bloccasse l'ago, inserire un nuovo ago dello stesso diametro [1,1 mm, calibro 19]. La LAR deve essere som-ministrata solo per via intramuscolare profonda e mai per via endovenosa. Nel caso di interessamento accidentale di un vaso ematico, inserire un nuovo ago e cambiare sede di iniezione. |
tutti i principi attivi e come funziona il MDB
L'MDB propone una terapia causale, volta a eliminare i fattori etiopatogenetici (causali) che portano all'insorgenza del tumore, modificando quel terreno biologico il cui sovvertimento consente l' insorgenza della patologia neoplastica. La chemioterapia non agisce sulla causa che ha prodotto il tumore ma sulla cellula tumorale che ne rappresenta la conseguenza. La distruzione chemioterapica delle popolazioni cellulari neoplastiche non è mai totale e la cellule tumorali residue, in un'alta percentuale, riprendono la proliferazione e l'invasività trovando un terreno biologico meno resistente perché devastato dalla pregressa chemioterapia. Le stesse cellule tumorali tendono a divenire progressivamente meno sensibili e più resistenti ai ripetuti cicli chemioterapici. L'MDB , attraverso la somatostatina, inibisce alcuni dei più potenti fattori tumorali, quali il GH (principale fattore di crescita), IGF e tanti altri. Azione potenziata dagli inibitori della prolattina, potente fattore di crescita. Attraverso i retinoidi riporta alla normalità, "ridifferenzia" le cellule tumorali, effetto potenziato dall'azione sinergica della vitamina D, della melatonina e della vitamina E. I singoli componenti agiscono sinergicamente potenziando il loro effetto antitumorale e sviluppando un'azione antiossidante, anti radicali liberi, potenziatrice dell'immunità, pro-apoptotica (morte programmata, simile al ricambio, della cellula tumorale), antiproliferativa, pro-differenziante, antimetastatica in assenza dei noti effetti tossici chemioterapici.
Acido tutto(all)trans retinoico La sua azione antitumorale si estende a tutte le forme neoplastiche attraverso meccanismi comuni ai retinoidi quali: antiproliferativi, pro-differenzianti, antimetastatici, proapoptotici (induzione della morte programmata della cellula tumorale) e antiangiogenetici. Questi meccanismi sono sinergici e potenziano quelli della vitamina D3, della vitamina E, della somatostatina, melatonina e bromocriptina (oppure in alternativa cabergolina). Inoltre l’acido retinoico esercita un’attività determinante nel potenziare l’integrità e l’efficienza di tutti gli epiteli e l’immunità naturale.
Betacarotene Potenzia l’azione della vitamina A, dell’acido retinoico, stabilizza le membrane cellulari e nella prevenzione e terapia dei tumori agisce con molteplici meccanismi comuni ai retinoidi, in particolare sono numerosi gli studi circa l’aumento della sopravvivenza di pazienti neoplastici trattati con betacarotene, e miglioramento della qualità di vita. Infatti la letteratura scientifica ha accertato meccanismi d’azione del betacarotene antitumorali quali l’inibizione della perossidazione lipidica e l’aumento del glutatione. Il dato della sopravvivenza e l’azione preventiva antitumorale è confermato da numerosi studi epidemiologici sull’uso di vegetali ricchi di carotenoidi che abbattono il rischio di varie forme cancerose. Il dato trova conferma negli studi sperimentali.
parlodel Bromocriptina E’ indicata in tutte le neoplasie per la sua potente attività inibitrice dei fattori di crescita, sinergica pertanto alla somatostatina e suoi derivati sintetici e alla melatonina. Trova particolare indicazione ed efficacia nei tumori che risentono maggiormente della prolattina come fattore di crescita. Le controindicazioni sono rappresentate da nausea, che insorge principalmente nelle somministrazioni uniche giornaliere e a digiuno, cui si può ovviare frazionando le somministrazioni e rallentando l’assorbimento attraverso l’assunzione ai pasti.
dostinex cabergoina:
E’ indicata in tutte le neoplasie per la sua potente attività inibitrice dei fattori di crescita, sinergica pertanto alla somatostatina e suoi derivati sintetici e alla melatonina. Trova particolare indicazione ed efficacia nei tumori che risentono maggiormente della prolattina come fattore di crescita.
calcio
Secondo l’insegnamento del Prof Di Bella, la calcemia nei malati neoplastici andrebbe mantenuta tra 9 e 9,50 milligrammi /100 di plasma, senza superare i 10. Sarebbe opportuno determinare le tre frazioni plasmatiche del calcio: il calcio molecolare, colloidale e ionico. Si utilizza in dosi di 1 g ai pasti due volte al giorno, unitamente all’acido ascorbico che ne facilita l’assimilazione. È un minerale utilizzato per la sua funzione metabolica e l’attività sul trofismo osseo, sui tessuti mesenchimali e la regolazione di aspetti vitali dell’attività cellulare. È particolarmente indicato nelle patologie gastro-intestinali, mesenchimali ed ossee in sinergismo con la vitamina D3. Il calcio intracellulare gioca un ruolo importante nella divisione cellulare, e la sintesi del DNA è attivata dall’incremento della sua concentrazione intracellulare. Interferisce con la sintesi della prostaglandina; livelli elevati intracellulari di calcio possono attivare la crescita neoplastica. Si può considerare pertanto il calcio un rilevante meccanismo segnaletico della differenziazione, proliferazione, involuzione neoplastica cellulare. È anche un elemento fondamentale della comunicazione intercellulare e della matrice extracellulare. Decisivo il suo ruolo nei meccanismi apoptotici.
endoxan Ciclofosfamide
’ una sostanza alchilante, fa parte degli analoghi della mostarda azotata e viene utilizzata in dosi minime nell’MDB rispetto ai dosaggi usuali praticati in chemioterapia, che possono giungere fino a 10 g somministrati direttamente in vena in alcune patologie neoplastiche. Rispetto a questi dosaggi la somministrazione prevista dall’MDB di 50-100 mg giornalieri rappresenta rispettivamente la centesima o duecentesima parte delle dosi impiegate in chemioterapia. Anche le vie di somministrazione, esclusivamente orale nell’MDB e preferibilmente endovenosa in chemio, cambiano radicalmente la risposta terapeutica. Il dosaggio di 50-100 mg ha esclusivamente un effetto proapoptotico sulla cellula neoplastica, cioè l’induzione della morte programmata cellulare secondo un processo naturale.
Lisozima
Utilizzo:
Fa parte del modulo variabile. Si può somministrare in dosaggi di 3 g al giorno, aumentabile al bisogno senza rischio di tossicità o sovradosaggio. Sono consigliabili 2 compresse da 500 mg per 3 volte al giorno ai pasti. Nelle lesioni del cavo orale o delle vie aerodigestive superiori, è consigliabile fare sciogliere in bocca lentamente una compressa da 500 mg anche ogni due ore. Le sue proprietà litiche su virus, batteri e protozoi sono dovute all’attività enzimatica e al fatto che, essendo una proteina fortemente basica, il lisozima può superare facilmente l’esile membrana della cellula virale e denaturarne il DNA fortemente acido.
Il lisozima trova frequente indicazione per le sue capacità batteriolitiche e per l’attivazione dell’immunità naturale, di cui è un costituente. È documentato il suo ruolo nella resistenza alle flogosi batteriche e virali e la sua carenza è spesso associata a fragilità degli epiteli aerodigestivi superiori e alla frequenza ed intensità di recidive. Anche se non ha una rilevante efficacia antitumorale diretta, può agire attivando macrofagi e cellule immunitarie e l’immunogenecità delle popolazioni neoplastiche. Attraverso la lisi di cellule batteriche e virali, può liberare molecole ad attività immunitaria e antitumorale. L’azione del lisozima si estende alla flora patogena protozoaria, raggiungendo un ampio spettro terapeutico esteso alle patologie gastrointestinali e del cavo orale. Potenzia decisamente l’effetto antibatterico degli antibiotici, che a seconda delle condizioni può sostituire o integrare, limitando notevolmente il deficit immunitario spesso associato alla patologia neoplastica e aggravato dai trattamenti chemioterapici. La sua assenza di tossicità, in quanto molecola biologica, e l’efficacia ne consigliano un uso frequente e soprattutto nelle situazioni conclamate di immunodepressione neoplastica.
Melatonina
Utilizzo:
In compresse da 2 mg in dosaggi di 20 mg o più al giorno. Da ingerire preferibilmente prima del pasto, distribuita uniformemente nel corso della giornata con concentrazione nettamente superiore la sera. Esempio: 2 compresse al mattino, 2 a mezzodì e 6 la sera prima di coricarsi.
E’ un neurotrasmettitore prodotto principalmente dal sistema nervoso, ma anche dall’epifisi o ghiandola pineale e da vari distretti come le ghiandole di Harder, le piastrine, i megacariociti ecc. Viene prevalentemente prodotta di notte. Svolge fondamentali e documentati effetti nella prevenzione e terapia delle patologie tumorali e degenerative, oggetto di un numero crescente di studi e di ricerche. Si può considerare e distinguere un’azione antitumorale indiretta della melatonina attraverso l’inibizione dei radicali liberi e l’effetto antiossidante, unitamente alla protezione dall’effetto cancerogeno e degenerativo di campi elettrici e magnetici. Va considerato tra le azioni antitumorali indirette anche l’effetto antinvecchiamento e antidegenerativo del tessuto nervoso e vascolare, la proprietà antiaggregante piastrinica. Rilevante anche l’azione d’attivazione e potenziamento delle difese immunitarie, la modulazione neuroendocrina e circadiana, l’effetto sul midollo osseo con riflessi determinanti sulla crasi ematica, la dinamica midollare, la produzione di piastrine, globuli rossi e globuli bianchi. L’azione antitumorale diretta si attua inibendo la proliferazione e la crescita di cellule tumorali, ostacolando la tendenza di cellule normali a divenire neoplastiche inducendo il ricambio cellulare e la sostituzione di cellule tumorali con cellule sane attraverso il meccanismo definito “apoptosi”. E’ documentata anche un’azione antimetastatica attraverso l’inibizione della diffusione a distanza delle cellule tumorali unitamente alla capacità di migliorare in maniera significativa il profondo stato di decadimento psicofisico degli stadi tumorali avanzati comunemente definiti “cachessia neoplastica”.
Somatostatina e/o Octreotide (analogo della somatostatina)
Utilizzo:
Per somministrazione sottocutanea utilizzando infusori temporizzati che erogano la dose terapeutica (3 mg per il tetradecapeptide, 1 mg per l’analogo di sintesi octapeptide) nell’arco di 10 ore a partire dalle ore 20:00 circa. Sono disponibili anche confezioni a lento rilascio per uso intramuscolare dell’analogo sintetico octreotide che possono coprire fino ad un mese circa con un’unica iniezione intramuscolare.
E’ un polipeptide (sostanza composta da amminoacidi) di 14 amminoacidi, che ha la proprietà specifica di inibire il principale fattore di crescita, il GH, che ha un ruolo fondamentale nell’insorgenza e proliferazione neoplastica. Svolge attività inibente anche su molti altri fattori di crescita che in misura significativa concorrono a determinare e diffondere la patologia neoplastica, quali prolattina, IGF, TGF alfa e beta, PDGF, EGF, VEGF. Numerosi analoghi di sintesi della somatostatina sono stati studiati e impiegati con successo in varie neoplasie. Fino dal 1988 negli USA la FDA ha approvato e registrato l’uso della somatostatina in diverse varietà tumorali. Attualmente un numero crescente di pubblicazioni sta confermando le proprietà antitumorali di questa sostanza in tutte le varietà neoplastiche con meccanismi d’azione sia diretti su recettori cellulari per la somatostatina, individuati nella cellula tumorale, che indiretti attraverso l’inibizione di quei fattori di crescita cui ormai è universalmente riconosciuto un ruolo primario nei tumori. Meccanismi d’azione sono antiproliferativo (inibisce la riproduzione di popolazioni cellulari neoplastiche), pro-apoptotico (induce una morte programmata delle cellule tumorali), antimetastatico (non consente la diffusione a distanza delle localizzazioni neoplastiche primitive. In queste azioni la somatostatina è sinergica e notevolmente potenziata dagli altri componenti dell’MDB, quali retinoidi, melatonina ecc.
Vitamina A o Axeroftolo o Retinolo
Utilizzo:
Si utilizza quale componente del composto vitaminico dei retinoidi del Metodo Di Bella (MDB). In questo composto rientra nella proporzione di 0,5 g per 1000 g di soluzione. Va assunta al mattino a digiuno almeno 15 minuti prima del pasto, facendo questo calcolo rispetto al peso corporeo: un adulto di 70 Kg può assumere circa 7 cc di soluzione di retinoidi contente la vitamina A. La determinazione può essere effettuata con una comune siringa da 10 cc, versando il contenuto in un cucchiaio. Piccole variazioni non hanno alcun carattere di tossicità per la composizione del preparato e la natura delle sostanze componenti.
Rientra nel gruppo dei retinoidi (link al documento di tipo scientifico “retinoidi”). E’ una vitamina liposolubile con formula C20 H28 componente del composto dei retinoidi MDB nella proporzione di 0,5 g per ogni litro di composto vitaminico i cui componenti oltre alla vitamina A sono: betacarotene 2g x 1000, acido trans retinoico 0,5 x 1000 e vitamina E 1000 g. E’ importante per le sue proprietà di prevenzione sia dei tumori che delle infezioni batteriche o virali e per la sua riconosciuta capacità d’attivare le difese immunitarie dell’organismo. La letteratura medica internazionale ha già riconosciuto questi effetti su tutti i tessuti epiteliali che costituiscono una parte vitale ed estesa del nostro organismo. Essi comprendono: le vie respiratorie, digestive, urogenitali, ghiandolari esocrine e i tessuti tegumentali come la pelle e gli annessi. Su tutti questi substrati la vitamina A agisce in maniera determinante e documentata preservandone integrità efficienza e funzionalità e promuovendo meccanismi di crescita controllati. Altro elemento fondamentale è la capacità della vitamina A e dei retinoidi d’impedire o comunque rallentare la trasformazione di una cellula normale in neoplastica, di ridifferenziarla, cioè riportarla alla normalità, se è iniziato il processo neoplastico, d’inibire la crescita delle cellule tumorali, la loro diffusione e favorire la loro morte naturale (apoptosi) con un meccanismo simile al ricambio cellulare. Pertanto l’attività antitumorale della A si estende dalla prevenzione alla terapia con meccanismi molteplici, complessi e documentati.
Vitamina C o Acido ascorbico
Utilizzo:
Si può assumere o come specialità medicinale in dosaggi superiori ai 2 g giornalieri o come prodotto galenico allo stadio chimico puro da ingerire sciolta in acqua durante il pasto.
E’ una vitamina idrosolubile che si presenta come polvere bianca e cristallina, fortemente sensibile agli ossidanti, da conservare in frigorifero. Ha un notevole potere riducente e la sua attività biologica fondamentale è quella di trasportare idrogeno in varie fasi del metabolismo intermedio. Ha una spiccata attività antiemorragica e d’attivazione dell’immunità naturale. Non è tossica e non si sono registrati casi di ipervitaminosi. L’elemento chiave della sua attività è la reazione reversibile da acido ascorbico in acido deidroascorbico che ne fa un sistema ossido-riduttivo, ubiquitario e primario per la vita, gli equilibri e i rapporti tra energia chimica e terreno biologico. La vitamina C per gli equilibri biologici rappresenta un fondamentale veicolo d’idrogeno e di elettroni negli organuli della citosol per i processi di respirazione cellulare. Sono soprattutto i tessuti a più alta dignità funzionale e più intensa attività metabolica i maggiori organi di deposito e utilizzatori di vitamina C, tra questi le capsule surrenali, l’ipofisi e il corpo luteo. E’ inserita nel protocollo MDB per il suo ruolo determinante antiossidante e di attivatore dell’immunità naturale, del trofismo cellulare, delle strutture di sostegno, reticolari e membrane basali su cui poggiano e sono sottese le componenti cellulari. La letteratura medico-scientifica ha valorizzato il ruolo della vitamina C nei tumori in numerosi studi che hanno dimostrato un notevole incremento della sopravvivenza con alte dosi di vitamina C in ammalati terminali di cancro. Analoghi effetti positivi sono stati pubblicati nelle forme pre-tumorali in cui la vitamina C ha favorito il blocco della progressione neoplastica. Gli studi più significativi riguardano gli effetti della vitamina C nelle patologie colon-rettali, nelle forme pre-leucemiche, leucemiche, mielomi e altre varietà tumorali.
Vitamina D3 or diidrotachisterolo atiten
Utilizzo:
In gocce da aggiungere al cucchiaio del composto dei retinoidi nella misura di 8-10 gocce da ingerire al mattino a digiuno fino a un massimo di 30 gocce al giorno, suddivise in 10 gocce mattina, mezzogiorno e sera. Compatibilmente con la calcemia, lo stadio e l’evoluzione della patologia neoplastica, il dosaggio può essere anche triplicato.
E’ una vitamina liposolubile di cui sono state identificate 7 varietà principali tra cui le più comunemente usate in terapia sono la D2 o ergocalciferolo e la D3 o colecalciferolo. Nei tumori la massima attività è svolta dal diidrotachisterolo denominato anche A.T.10 (preparato antitetano n. 10), definizione dovuta alla tetania stato di contrattura muscolare da carenza di calcio che il diidrotachisterolo antagonizza incrementando la calcemia. E’ sinergica con retinoidi e melatonina nell’esercitare un effetto antiproliferativo, antimetastatico e proapoptotico nei tumori. Una vasta letteratura scientifica ha accertato, valorizzato e confermato la spiccata attività sia preventiva che terapeutica della vitamina D nelle patologie neoplastiche. Sono stati individuati recentemente i recettori cellulari (VDR) su cui agisce la vitamina D per esercitare i suoi effetti antineoplastici. E’ oggetto di numerosi studi una nuova generazione di vitamine D sintetiche in cui si è cercato di attenuare l’attività calcemica (che rappresenta un ostacolo in quanto l’eccesso di calcio può produrre danni gravi e non reversibili) e incrementare quella antineoplastica che è sinergica ai retinoidi anche nell’attivazione della differenziazione cellulare. E’ stato spiegato l’effetto antiproliferativo della vitamina D attraverso il blocco della mitosi cellulare in G1. E’ rilevante anche l’attivazione dell’immunità naturale e il blocco dell’angiogenesi in sinergia con le altre vitamine del protocollo MDB. Oltre che studi su linee cellulari neoplastiche in vitro e su animali, anche studi clinici ed epidemiologici hanno confermato le proprietà antitumorali della D e derivati nella prevenzione e terapia tumorale. Recentemente studi su animali prevalentemente topi e cani hanno evidenziato una potente attività anche antimetastatica della vitamina D.
Vitamina E (utilizzato sotto forma di estere) o Alfatocoferile acetato
Utilizzo:
E’ il componente base del composto vitaminico dell’MDB con funzioni sia di solvente dei retinoidi che antiossidante sugli stessi. Si trova in proporzione di 1000 g (o millilitri, essendo in questo caso le misure di massa per i volumi non molto dissimili rispetto ai 2 g di betacarotene e allo 0,5 g di acido retinoico e axeroftolo).
E’ una vitamina liposolubile che si utilizza sotto forma di estere acetato perché più stabile e possiede una formidabile attività antiossidante e antiradicali liberi. E’ stata dimostrata anche una primaria funzione antidegenerativa della vitamina E sul tessuto nervoso e vascolare. Il ruolo fondamentale è antiossidante e come componente di sistemi enzimatici essenziali come la Cromo-C Reduttasi, e del metabolismo di quegli acidi nucleici che essendo componenti del nucleo cellulare interagiscono con tutte le funzioni vitali. Come costituente di sistemi enzimatici la vitamina E agisce direttamente sugli scambi energetici e sulla vita stessa attraverso il trasposto degli elettroni nella catena respiratoria. In presenza di vitamina E acidi grassi insaturi vitali come la vitamina A, l’acido retinoico e carotenoidi, possono avere un’esaltazione fino al raddoppiamento dell’attività e dell’efficacia biologica. Essendo nota l’incidenza dei radicali liberi nella catena etiopatogenetica (fattori causali) dei tumori ed essendo comunemente ritenuti i radicali liberi tra i maggiori responsabili della carcinogenesi, si deduce il peso determinante della vitamina E (dotata di altissima attività antiradicali liberi) nella prevenzione e terapia antitumorale. Nelle proporzioni di 100 mg per kg di peso corporeo, in pratica la vitamina E azzera i radicali liberi. Si possono così sintetizzare i meccanismi d’azione con cui la vitamina E interviene nella prevenzione e terapia dei tumori: Azione anti radicali liberi e antiossidante in ciò sinergica e potenziata da vitamina C, retinoidi e melatonina.
sandostatina lar
(Somatostatina a 8 aminoacidi) LAR (LAR = a lento rilascio)
N.B. Tenere il prodotto il frigorifero.
Il prodotto è un analogo della somatostatina composto da otto aminoacidi, presente anche nel sangue, che inibisce la produzione dell’ormone della crescita (detto somatotropo o GH). Questo ormone è il maggiore responsabile sia della nostra crescita, dall’età infantile all’adulta, che di quella tumorale. È fondamentale anche per l’attivazione di altri potenti e ubiquitari fattori di crescita tumorali quali EGF, fattore di crescita epidermico, VEGF, vascolare, IGF1 simil-insulinico ecc. Pertanto l’inibizione del GH, fattore mitogeno e potenzialmente induttore di tumori, risponde a un criterio chiaramente logico, ampiamente documentato in letteratura, con riscontri clinici e sperimentali. Il mancato impiego (se non in rare eccezioni) di questa molecola antitumorale del MDB rappresenta una grave frattura tra evidenze scientifiche e pratica clinica oncologica, che lo esclude. Può essere utilizzato o per rafforzare l’azione della somatostatina (14 aminoacidi) da iniettare la sera sotto cute, 3 ore dopo cena con siringa temporizzata, oppure in alternativa alla somatostatina.
Acido tutto(all)trans retinoico La sua azione antitumorale si estende a tutte le forme neoplastiche attraverso meccanismi comuni ai retinoidi quali: antiproliferativi, pro-differenzianti, antimetastatici, proapoptotici (induzione della morte programmata della cellula tumorale) e antiangiogenetici. Questi meccanismi sono sinergici e potenziano quelli della vitamina D3, della vitamina E, della somatostatina, melatonina e bromocriptina (oppure in alternativa cabergolina). Inoltre l’acido retinoico esercita un’attività determinante nel potenziare l’integrità e l’efficienza di tutti gli epiteli e l’immunità naturale.
Betacarotene Potenzia l’azione della vitamina A, dell’acido retinoico, stabilizza le membrane cellulari e nella prevenzione e terapia dei tumori agisce con molteplici meccanismi comuni ai retinoidi, in particolare sono numerosi gli studi circa l’aumento della sopravvivenza di pazienti neoplastici trattati con betacarotene, e miglioramento della qualità di vita. Infatti la letteratura scientifica ha accertato meccanismi d’azione del betacarotene antitumorali quali l’inibizione della perossidazione lipidica e l’aumento del glutatione. Il dato della sopravvivenza e l’azione preventiva antitumorale è confermato da numerosi studi epidemiologici sull’uso di vegetali ricchi di carotenoidi che abbattono il rischio di varie forme cancerose. Il dato trova conferma negli studi sperimentali.
parlodel Bromocriptina E’ indicata in tutte le neoplasie per la sua potente attività inibitrice dei fattori di crescita, sinergica pertanto alla somatostatina e suoi derivati sintetici e alla melatonina. Trova particolare indicazione ed efficacia nei tumori che risentono maggiormente della prolattina come fattore di crescita. Le controindicazioni sono rappresentate da nausea, che insorge principalmente nelle somministrazioni uniche giornaliere e a digiuno, cui si può ovviare frazionando le somministrazioni e rallentando l’assorbimento attraverso l’assunzione ai pasti.
dostinex cabergoina:
E’ indicata in tutte le neoplasie per la sua potente attività inibitrice dei fattori di crescita, sinergica pertanto alla somatostatina e suoi derivati sintetici e alla melatonina. Trova particolare indicazione ed efficacia nei tumori che risentono maggiormente della prolattina come fattore di crescita.
calcio
Secondo l’insegnamento del Prof Di Bella, la calcemia nei malati neoplastici andrebbe mantenuta tra 9 e 9,50 milligrammi /100 di plasma, senza superare i 10. Sarebbe opportuno determinare le tre frazioni plasmatiche del calcio: il calcio molecolare, colloidale e ionico. Si utilizza in dosi di 1 g ai pasti due volte al giorno, unitamente all’acido ascorbico che ne facilita l’assimilazione. È un minerale utilizzato per la sua funzione metabolica e l’attività sul trofismo osseo, sui tessuti mesenchimali e la regolazione di aspetti vitali dell’attività cellulare. È particolarmente indicato nelle patologie gastro-intestinali, mesenchimali ed ossee in sinergismo con la vitamina D3. Il calcio intracellulare gioca un ruolo importante nella divisione cellulare, e la sintesi del DNA è attivata dall’incremento della sua concentrazione intracellulare. Interferisce con la sintesi della prostaglandina; livelli elevati intracellulari di calcio possono attivare la crescita neoplastica. Si può considerare pertanto il calcio un rilevante meccanismo segnaletico della differenziazione, proliferazione, involuzione neoplastica cellulare. È anche un elemento fondamentale della comunicazione intercellulare e della matrice extracellulare. Decisivo il suo ruolo nei meccanismi apoptotici.
endoxan Ciclofosfamide
’ una sostanza alchilante, fa parte degli analoghi della mostarda azotata e viene utilizzata in dosi minime nell’MDB rispetto ai dosaggi usuali praticati in chemioterapia, che possono giungere fino a 10 g somministrati direttamente in vena in alcune patologie neoplastiche. Rispetto a questi dosaggi la somministrazione prevista dall’MDB di 50-100 mg giornalieri rappresenta rispettivamente la centesima o duecentesima parte delle dosi impiegate in chemioterapia. Anche le vie di somministrazione, esclusivamente orale nell’MDB e preferibilmente endovenosa in chemio, cambiano radicalmente la risposta terapeutica. Il dosaggio di 50-100 mg ha esclusivamente un effetto proapoptotico sulla cellula neoplastica, cioè l’induzione della morte programmata cellulare secondo un processo naturale.
Lisozima
Utilizzo:
Fa parte del modulo variabile. Si può somministrare in dosaggi di 3 g al giorno, aumentabile al bisogno senza rischio di tossicità o sovradosaggio. Sono consigliabili 2 compresse da 500 mg per 3 volte al giorno ai pasti. Nelle lesioni del cavo orale o delle vie aerodigestive superiori, è consigliabile fare sciogliere in bocca lentamente una compressa da 500 mg anche ogni due ore. Le sue proprietà litiche su virus, batteri e protozoi sono dovute all’attività enzimatica e al fatto che, essendo una proteina fortemente basica, il lisozima può superare facilmente l’esile membrana della cellula virale e denaturarne il DNA fortemente acido.
Il lisozima trova frequente indicazione per le sue capacità batteriolitiche e per l’attivazione dell’immunità naturale, di cui è un costituente. È documentato il suo ruolo nella resistenza alle flogosi batteriche e virali e la sua carenza è spesso associata a fragilità degli epiteli aerodigestivi superiori e alla frequenza ed intensità di recidive. Anche se non ha una rilevante efficacia antitumorale diretta, può agire attivando macrofagi e cellule immunitarie e l’immunogenecità delle popolazioni neoplastiche. Attraverso la lisi di cellule batteriche e virali, può liberare molecole ad attività immunitaria e antitumorale. L’azione del lisozima si estende alla flora patogena protozoaria, raggiungendo un ampio spettro terapeutico esteso alle patologie gastrointestinali e del cavo orale. Potenzia decisamente l’effetto antibatterico degli antibiotici, che a seconda delle condizioni può sostituire o integrare, limitando notevolmente il deficit immunitario spesso associato alla patologia neoplastica e aggravato dai trattamenti chemioterapici. La sua assenza di tossicità, in quanto molecola biologica, e l’efficacia ne consigliano un uso frequente e soprattutto nelle situazioni conclamate di immunodepressione neoplastica.
Melatonina
Utilizzo:
In compresse da 2 mg in dosaggi di 20 mg o più al giorno. Da ingerire preferibilmente prima del pasto, distribuita uniformemente nel corso della giornata con concentrazione nettamente superiore la sera. Esempio: 2 compresse al mattino, 2 a mezzodì e 6 la sera prima di coricarsi.
E’ un neurotrasmettitore prodotto principalmente dal sistema nervoso, ma anche dall’epifisi o ghiandola pineale e da vari distretti come le ghiandole di Harder, le piastrine, i megacariociti ecc. Viene prevalentemente prodotta di notte. Svolge fondamentali e documentati effetti nella prevenzione e terapia delle patologie tumorali e degenerative, oggetto di un numero crescente di studi e di ricerche. Si può considerare e distinguere un’azione antitumorale indiretta della melatonina attraverso l’inibizione dei radicali liberi e l’effetto antiossidante, unitamente alla protezione dall’effetto cancerogeno e degenerativo di campi elettrici e magnetici. Va considerato tra le azioni antitumorali indirette anche l’effetto antinvecchiamento e antidegenerativo del tessuto nervoso e vascolare, la proprietà antiaggregante piastrinica. Rilevante anche l’azione d’attivazione e potenziamento delle difese immunitarie, la modulazione neuroendocrina e circadiana, l’effetto sul midollo osseo con riflessi determinanti sulla crasi ematica, la dinamica midollare, la produzione di piastrine, globuli rossi e globuli bianchi. L’azione antitumorale diretta si attua inibendo la proliferazione e la crescita di cellule tumorali, ostacolando la tendenza di cellule normali a divenire neoplastiche inducendo il ricambio cellulare e la sostituzione di cellule tumorali con cellule sane attraverso il meccanismo definito “apoptosi”. E’ documentata anche un’azione antimetastatica attraverso l’inibizione della diffusione a distanza delle cellule tumorali unitamente alla capacità di migliorare in maniera significativa il profondo stato di decadimento psicofisico degli stadi tumorali avanzati comunemente definiti “cachessia neoplastica”.
Somatostatina e/o Octreotide (analogo della somatostatina)
Utilizzo:
Per somministrazione sottocutanea utilizzando infusori temporizzati che erogano la dose terapeutica (3 mg per il tetradecapeptide, 1 mg per l’analogo di sintesi octapeptide) nell’arco di 10 ore a partire dalle ore 20:00 circa. Sono disponibili anche confezioni a lento rilascio per uso intramuscolare dell’analogo sintetico octreotide che possono coprire fino ad un mese circa con un’unica iniezione intramuscolare.
E’ un polipeptide (sostanza composta da amminoacidi) di 14 amminoacidi, che ha la proprietà specifica di inibire il principale fattore di crescita, il GH, che ha un ruolo fondamentale nell’insorgenza e proliferazione neoplastica. Svolge attività inibente anche su molti altri fattori di crescita che in misura significativa concorrono a determinare e diffondere la patologia neoplastica, quali prolattina, IGF, TGF alfa e beta, PDGF, EGF, VEGF. Numerosi analoghi di sintesi della somatostatina sono stati studiati e impiegati con successo in varie neoplasie. Fino dal 1988 negli USA la FDA ha approvato e registrato l’uso della somatostatina in diverse varietà tumorali. Attualmente un numero crescente di pubblicazioni sta confermando le proprietà antitumorali di questa sostanza in tutte le varietà neoplastiche con meccanismi d’azione sia diretti su recettori cellulari per la somatostatina, individuati nella cellula tumorale, che indiretti attraverso l’inibizione di quei fattori di crescita cui ormai è universalmente riconosciuto un ruolo primario nei tumori. Meccanismi d’azione sono antiproliferativo (inibisce la riproduzione di popolazioni cellulari neoplastiche), pro-apoptotico (induce una morte programmata delle cellule tumorali), antimetastatico (non consente la diffusione a distanza delle localizzazioni neoplastiche primitive. In queste azioni la somatostatina è sinergica e notevolmente potenziata dagli altri componenti dell’MDB, quali retinoidi, melatonina ecc.
Vitamina A o Axeroftolo o Retinolo
Utilizzo:
Si utilizza quale componente del composto vitaminico dei retinoidi del Metodo Di Bella (MDB). In questo composto rientra nella proporzione di 0,5 g per 1000 g di soluzione. Va assunta al mattino a digiuno almeno 15 minuti prima del pasto, facendo questo calcolo rispetto al peso corporeo: un adulto di 70 Kg può assumere circa 7 cc di soluzione di retinoidi contente la vitamina A. La determinazione può essere effettuata con una comune siringa da 10 cc, versando il contenuto in un cucchiaio. Piccole variazioni non hanno alcun carattere di tossicità per la composizione del preparato e la natura delle sostanze componenti.
Rientra nel gruppo dei retinoidi (link al documento di tipo scientifico “retinoidi”). E’ una vitamina liposolubile con formula C20 H28 componente del composto dei retinoidi MDB nella proporzione di 0,5 g per ogni litro di composto vitaminico i cui componenti oltre alla vitamina A sono: betacarotene 2g x 1000, acido trans retinoico 0,5 x 1000 e vitamina E 1000 g. E’ importante per le sue proprietà di prevenzione sia dei tumori che delle infezioni batteriche o virali e per la sua riconosciuta capacità d’attivare le difese immunitarie dell’organismo. La letteratura medica internazionale ha già riconosciuto questi effetti su tutti i tessuti epiteliali che costituiscono una parte vitale ed estesa del nostro organismo. Essi comprendono: le vie respiratorie, digestive, urogenitali, ghiandolari esocrine e i tessuti tegumentali come la pelle e gli annessi. Su tutti questi substrati la vitamina A agisce in maniera determinante e documentata preservandone integrità efficienza e funzionalità e promuovendo meccanismi di crescita controllati. Altro elemento fondamentale è la capacità della vitamina A e dei retinoidi d’impedire o comunque rallentare la trasformazione di una cellula normale in neoplastica, di ridifferenziarla, cioè riportarla alla normalità, se è iniziato il processo neoplastico, d’inibire la crescita delle cellule tumorali, la loro diffusione e favorire la loro morte naturale (apoptosi) con un meccanismo simile al ricambio cellulare. Pertanto l’attività antitumorale della A si estende dalla prevenzione alla terapia con meccanismi molteplici, complessi e documentati.
Vitamina C o Acido ascorbico
Utilizzo:
Si può assumere o come specialità medicinale in dosaggi superiori ai 2 g giornalieri o come prodotto galenico allo stadio chimico puro da ingerire sciolta in acqua durante il pasto.
E’ una vitamina idrosolubile che si presenta come polvere bianca e cristallina, fortemente sensibile agli ossidanti, da conservare in frigorifero. Ha un notevole potere riducente e la sua attività biologica fondamentale è quella di trasportare idrogeno in varie fasi del metabolismo intermedio. Ha una spiccata attività antiemorragica e d’attivazione dell’immunità naturale. Non è tossica e non si sono registrati casi di ipervitaminosi. L’elemento chiave della sua attività è la reazione reversibile da acido ascorbico in acido deidroascorbico che ne fa un sistema ossido-riduttivo, ubiquitario e primario per la vita, gli equilibri e i rapporti tra energia chimica e terreno biologico. La vitamina C per gli equilibri biologici rappresenta un fondamentale veicolo d’idrogeno e di elettroni negli organuli della citosol per i processi di respirazione cellulare. Sono soprattutto i tessuti a più alta dignità funzionale e più intensa attività metabolica i maggiori organi di deposito e utilizzatori di vitamina C, tra questi le capsule surrenali, l’ipofisi e il corpo luteo. E’ inserita nel protocollo MDB per il suo ruolo determinante antiossidante e di attivatore dell’immunità naturale, del trofismo cellulare, delle strutture di sostegno, reticolari e membrane basali su cui poggiano e sono sottese le componenti cellulari. La letteratura medico-scientifica ha valorizzato il ruolo della vitamina C nei tumori in numerosi studi che hanno dimostrato un notevole incremento della sopravvivenza con alte dosi di vitamina C in ammalati terminali di cancro. Analoghi effetti positivi sono stati pubblicati nelle forme pre-tumorali in cui la vitamina C ha favorito il blocco della progressione neoplastica. Gli studi più significativi riguardano gli effetti della vitamina C nelle patologie colon-rettali, nelle forme pre-leucemiche, leucemiche, mielomi e altre varietà tumorali.
Vitamina D3 or diidrotachisterolo atiten
Utilizzo:
In gocce da aggiungere al cucchiaio del composto dei retinoidi nella misura di 8-10 gocce da ingerire al mattino a digiuno fino a un massimo di 30 gocce al giorno, suddivise in 10 gocce mattina, mezzogiorno e sera. Compatibilmente con la calcemia, lo stadio e l’evoluzione della patologia neoplastica, il dosaggio può essere anche triplicato.
E’ una vitamina liposolubile di cui sono state identificate 7 varietà principali tra cui le più comunemente usate in terapia sono la D2 o ergocalciferolo e la D3 o colecalciferolo. Nei tumori la massima attività è svolta dal diidrotachisterolo denominato anche A.T.10 (preparato antitetano n. 10), definizione dovuta alla tetania stato di contrattura muscolare da carenza di calcio che il diidrotachisterolo antagonizza incrementando la calcemia. E’ sinergica con retinoidi e melatonina nell’esercitare un effetto antiproliferativo, antimetastatico e proapoptotico nei tumori. Una vasta letteratura scientifica ha accertato, valorizzato e confermato la spiccata attività sia preventiva che terapeutica della vitamina D nelle patologie neoplastiche. Sono stati individuati recentemente i recettori cellulari (VDR) su cui agisce la vitamina D per esercitare i suoi effetti antineoplastici. E’ oggetto di numerosi studi una nuova generazione di vitamine D sintetiche in cui si è cercato di attenuare l’attività calcemica (che rappresenta un ostacolo in quanto l’eccesso di calcio può produrre danni gravi e non reversibili) e incrementare quella antineoplastica che è sinergica ai retinoidi anche nell’attivazione della differenziazione cellulare. E’ stato spiegato l’effetto antiproliferativo della vitamina D attraverso il blocco della mitosi cellulare in G1. E’ rilevante anche l’attivazione dell’immunità naturale e il blocco dell’angiogenesi in sinergia con le altre vitamine del protocollo MDB. Oltre che studi su linee cellulari neoplastiche in vitro e su animali, anche studi clinici ed epidemiologici hanno confermato le proprietà antitumorali della D e derivati nella prevenzione e terapia tumorale. Recentemente studi su animali prevalentemente topi e cani hanno evidenziato una potente attività anche antimetastatica della vitamina D.
Vitamina E (utilizzato sotto forma di estere) o Alfatocoferile acetato
Utilizzo:
E’ il componente base del composto vitaminico dell’MDB con funzioni sia di solvente dei retinoidi che antiossidante sugli stessi. Si trova in proporzione di 1000 g (o millilitri, essendo in questo caso le misure di massa per i volumi non molto dissimili rispetto ai 2 g di betacarotene e allo 0,5 g di acido retinoico e axeroftolo).
E’ una vitamina liposolubile che si utilizza sotto forma di estere acetato perché più stabile e possiede una formidabile attività antiossidante e antiradicali liberi. E’ stata dimostrata anche una primaria funzione antidegenerativa della vitamina E sul tessuto nervoso e vascolare. Il ruolo fondamentale è antiossidante e come componente di sistemi enzimatici essenziali come la Cromo-C Reduttasi, e del metabolismo di quegli acidi nucleici che essendo componenti del nucleo cellulare interagiscono con tutte le funzioni vitali. Come costituente di sistemi enzimatici la vitamina E agisce direttamente sugli scambi energetici e sulla vita stessa attraverso il trasposto degli elettroni nella catena respiratoria. In presenza di vitamina E acidi grassi insaturi vitali come la vitamina A, l’acido retinoico e carotenoidi, possono avere un’esaltazione fino al raddoppiamento dell’attività e dell’efficacia biologica. Essendo nota l’incidenza dei radicali liberi nella catena etiopatogenetica (fattori causali) dei tumori ed essendo comunemente ritenuti i radicali liberi tra i maggiori responsabili della carcinogenesi, si deduce il peso determinante della vitamina E (dotata di altissima attività antiradicali liberi) nella prevenzione e terapia antitumorale. Nelle proporzioni di 100 mg per kg di peso corporeo, in pratica la vitamina E azzera i radicali liberi. Si possono così sintetizzare i meccanismi d’azione con cui la vitamina E interviene nella prevenzione e terapia dei tumori: Azione anti radicali liberi e antiossidante in ciò sinergica e potenziata da vitamina C, retinoidi e melatonina.
sandostatina lar
(Somatostatina a 8 aminoacidi) LAR (LAR = a lento rilascio)
N.B. Tenere il prodotto il frigorifero.
Il prodotto è un analogo della somatostatina composto da otto aminoacidi, presente anche nel sangue, che inibisce la produzione dell’ormone della crescita (detto somatotropo o GH). Questo ormone è il maggiore responsabile sia della nostra crescita, dall’età infantile all’adulta, che di quella tumorale. È fondamentale anche per l’attivazione di altri potenti e ubiquitari fattori di crescita tumorali quali EGF, fattore di crescita epidermico, VEGF, vascolare, IGF1 simil-insulinico ecc. Pertanto l’inibizione del GH, fattore mitogeno e potenzialmente induttore di tumori, risponde a un criterio chiaramente logico, ampiamente documentato in letteratura, con riscontri clinici e sperimentali. Il mancato impiego (se non in rare eccezioni) di questa molecola antitumorale del MDB rappresenta una grave frattura tra evidenze scientifiche e pratica clinica oncologica, che lo esclude. Può essere utilizzato o per rafforzare l’azione della somatostatina (14 aminoacidi) da iniettare la sera sotto cute, 3 ore dopo cena con siringa temporizzata, oppure in alternativa alla somatostatina.
venerdì 6 giugno 2014
alimentazione ed energia vitale
Il nostro organismo ha un enorme potenziale di risanamento e guarigione, sia a livello fisico che psichico. Sebbene la medicina accademica e la psicologia clinica non abbiano ancora integrato il paradigma energetico-olistico e le Leggi Biologiche della Nuova Medicina (integrazione che offrirebbe una prospettiva molto più ampia sulla guarigione), nondimeno è risaputo che anche le patologie classificate come incurabili possono guarire spontaneamente. Per la scienza medica è un mistero e si parla di remissioni spontanee. Il libro "Guarigioni straordinarie"
di Caryle Hirshberg e Marc Ian Barash dimostra, attraverso moltissime
testimonianze e ricerche mediche, come non vi sia malattia classificata
come "incurabile" che non sia guarita almeno una volta e come il segreto
di tale guarigione risieda dentro di noi. Anche noi potremmo adottare
il gioco di parole di John Demartini (uno dei personaggi di spicco del
film "The Secret") che associa la parola: "incurable" (incurabile) ad "in(nner) curable" (curabile dall'interno).
Prendendo in esame il sistema Corpo-Emozioni-Mente-Spirito, nella sua globalità, possiamo chiederci: "Che
cosa permette ad un individuo di godere di un'ottima salute fisica, di
un sano flusso emozionale, di una mente chiara e di una buona
connessione spirituale?"
La risposta è molto semplice: un libero flusso dell'energia vitale!
Il flusso libero dell'energia vitale . all'interno dei meridiani energetici
e nel campo energetico umano - dona il pieno potenziale dell'essere umano
e nel campo energetico umano - dona il pieno potenziale dell'essere umano
La formula della Vitalità forse è stata scoperta agli inizi del '900 da Arnold Ehret (1866-1922), il quale ha ipotizzato che V = F - O (V è la Vitalità, F la Forza o l'Energia Vitale che mantiene in vita l'essere umano ed O sono le Ostruzioni). L'organismo
gode del massimo del suo potenziale vitale solo quando il flusso
dell'energia non è bloccato dai fattori di ostruzione (tossine fisiche, emotive e mentali). Personalmente ritengo che Ehret si sia avvicinato al vero, solo che gli è mancato di concepire questo meccanismo non in termini strettamente fisico-meccanici ma più energetici: di fatto noi siamo primariamente una struttura di energia,
in cui il benessere è, appunto, proporzionale alla libera circolazione
della nostra energia vitale. Il corpo fisico è solo la dimensione più
materiale e concreta di quella struttura multidimensionale che è
l’essere umano nella sua totalità; la fisiologia energetica o "sottile" regola sia la dimensione fisica e materiale che il piano emozionale e mentale.
Secondo Ehret F, la Forza (che
nella visione più meccanicistica ehretiana è correlata alla pressione
dell'aria e a fattori quali la luce, l'elettricità, l'ozono, ecc.) è virtualmente infinita ed essendo lui stesso stato testimone dell'incredibile energia che può produrre un digiuno prolungato, è stato in grado di comprendere che "la vitalità non dipende immediatamente, direttamente e in modo primario dal cibo" (pag 54; "Il Sistema di Guarigione della Dieta senza Muco"
Ed. Juppiter Consulting). Al di là della correttezza o meno della sua
cosiddetta "Nuova Fisiologia" e delle sue teorie sul sangue (ad oggi può essere effettivamente difficile interpretare i globuli bianchi come "materiale di scarto"), credo che siano indiscutibili e comprovabili da tutti i risultati che derivano dall'adottare la Dieta senza Muco che Ehret propone: cioè una dieta basta sostanzialmente su frutta fresca e verdure cruda a foglie verdi, in pratica un regime crudista-fruttariano (Nota: in
questo contesto si intende per "muco", genericamente, tutto il
materiale intossicante ed occludente che deriva da un'alimentazione non
fisiologica).
L'idea geniale di Ehret è stata quella di comprendere che togliendo
le ostruzioni più materiali al corretto fluire della vitalità organica
si possono ottenere delle guarigioni straordinarie, in quanto l'organismo può godere appieno del suo potenziale di risanamento ed autoguarigione.
Lui stesso, per primo, è riuscito a guarire con digiuni e una dieta
senza muco, da una forma di nefrite cronica data per incurabile da tutti
i medici dell'epoca da lui consultati ["Soffrii
molto a causa di tanti medici (24 in tutto) e parte di questa
sofferenza fu pagare i circa 6.000 dollari di parcelle, con il risultato
di venire dichiarato 'incurabile'"].
Ho voluto citare Ehret solo perché è uno dei precursori, assieme agli Igienisti, nel campo dell'alimentazione che si potrebbe definire "fisiologica" (cioè perfettamente rispondente alla fisiologia dell'organismo umano), ma non intendo proporre alcun regime alimentare troppo restrittivo, in quanto la buona notizia è che non è indispensabile avere un'alimentazione sana al 100% per godere di un elevato benessere.
Vedremo con accuratezza in che modo sia possibile passare da
un'alimentazione completamente insana, ostruente e che limita fortemente
il nostro potenziale vitale ad una sempre più salutare. Vedremo anche
degli accorgimenti fisici ed energetici che ci possono venire in aiuto
quotidianamente per liberare al massimo F (la Forza vitale).
L'ALIMENTAZIONE FISIOLOGICA PER L'ESSERE UMANO
Indipendentemente dal voler iniziare subito o meno un lavoro sulla propria alimentazione, è bene sapere cosa è salutare e cosa no per l'organismo. C'è una differenza importante tra mangiare della carne, della pizza o un panettone pensando che siano un valido cibo per il nostro organismo e mangiarli sapendo invece che lo intossicano e che sostanzialmente sono un nutrimento emozionale
(tralascio adesso un attimo il discorso etico del nutrirsi a spese
della sofferenza degli animali e quello ecologico dei danni apportati al
pianeta dagli allevamenti e dalle colture estensive). Con la giusta
consapevolezza, anche se al momento continuiamo a nutrirci come sempre,
prima o dopo avverranno dei cambiamenti spontanei nell'alimentazione.
La domanda fondamentale da porsi è:
quale alimento è veramente FISIOLOGICO per l'essere umano?
quale alimento è veramente FISIOLOGICO per l'essere umano?
Per un leone l'alimento fisiologico è la carne delle proprie prede, per una mucca è l'erba, mentre per un koala l'alimento fisiologico sono solo alcune specie di eucalipto. Tutti gli animali rispettano la propria dieta fisiologica,
tranne quando c'è un periodo di carestia o se sono nutriti erroneamente
dall'essere umano (ved. animali domestici). L'essere umano non è
affatto onnivoro, come si pensa abitualmente, e se andiamo a studiare
l'anatomia e la fisiologia comparata ci rendiamo conto che noi non siamo
né carnivori, né erbivori… siamo frugivori (siamo nati per cibarci di frutti).
E' una verità molto semplice, basta solo osservare le immagini
sottostanti e chiedersi da quale alimenti siamo attratti di più e quali
cercheremmo in Natura.
"I veri onnivori e i
veri carnivori, quando sono affamati, sono attratti istintivamente da
animali e carogne che vedono e che interpretano come cibo immediato.
Questo non accade mai all'uomo. Il ribrezzo che ogni uomo normale e sano
prova alla vista del sangue e di un cadavere è la prova della sua
natura non carnivora." (Girolamo Savonarola)
"Prova a mettere un
bambino in una culla con una mela e un coniglio. Se mangia il coniglio e
gioca con la mela ti regalo un'auto nuova." (Harvey Diamond)
CARNIVORI
|
ERBIVORI
|
FRUGIVORI
(scimmie antropomorfe) |
UOMINI
|
| Placenta zoniforme (*) | Placenta non caduca | Placenta discoidale | Placenta discoidale |
| Incisivi poco sviluppati | Incisivi ben sviluppati per afferrare e strappare l'erba |
Incisivi ben sviluppati per mordere e addentare frutti |
Incisivi ben sviluppati |
| Molari appuntiti per dilaniare la carne |
Molari piatti per triturare l'erba |
Molari piatti | Molari piatti |
| Mascelle con movimento solo verticale per ghermire e bloccare |
Mascella con movimento anche laterale per triturare l'erba |
Mascella con movimento anche laterale | Mascella con movimento anche laterale |
| Assenza di ptialina | Presenza di ptialina per digerire gli amidi |
Presenza di ptialina | Presenza di ptialina |
| Saliva e urine acide | Saliva e urine acide | Saliva e urine alcaline | Saliva e urine alcaline |
| Stomaco semplice | Stomaco a camere multiple | Stomaco con duodeno | Stomaco con duodeno |
| Artigli affilati | Unghie piatte o zoccoli | Unghie piatte | Unghie piatte |
| Intestino corto, 3-4 volte il tronco per evitare la putrefazione |
Intestino lungo, 10-12 volte il tronco |
Intestino lungo, 7-11 volte il tronco |
Intestino lungo, 10-12 volte il tronco |
(*) Secondo il biologo
Thomas H. Huxley la placenta è il miglior criterio di classificazione
delle specie ("Man's Place in Nature" di T.H. Huxley).
"Esiste un rapporto
definito tra la costituzione fisica di un animale ed il suo alimento
normale. L'alimento al quale un organismo è normalmente e
costituzionalmente adatto, è l'alimento che servirà nel modo migliore i
più elevati interessi biologici, fisiologici, psicologici dell'animale o
dell'uomo." Sylvester Graham
L'essere umano non è un predatore (chi sarebbe in grado di cacciare con i denti e a mani nude il proprio cibo??),
non ha artigli affilati per cacciare, non ha una dentatura adatta ad
azzannare e strappare la carne da un cadavere, non ha un apparato
intestinale in grado di liberarsi velocemente dalle tossine prodotte dal
metabolismo delle proteine animali e non possiede neppure l'uricasi
(enzima che neutralizza l'eccesso di acido urico derivato dalla
degradazione proteica). L'essere umano ha un pollice opponibile semplicemente perché è un raccoglitore,
per nutrirsi sostanzialmente di frutta ed eventualmente di semi,
germogli, verdure. Non dimentichiamo che l'habitat originario umano è,
non a caso, la fascia intertropicale, ricchissima di frutta.
Come mai l'essere umano, se nasce fruttariano, ha
iniziato a nutrirsi anche di carne e cereali? La risposta sembra
risiedere nell'adattamento ai cambiamenti climatici planetari. La vita
sulla Terra è comparsa circa 4,5 miliardi di anni fa; i primi ominidi sono apparsi 2-2,5 milioni di anni fa in Africa, mentre l'Homo sapiens (da cui noi deriviamo direttamente) è apparso circa 200.000 anni fa,
sempre in Africa, e, successivamente, ha iniziato a migrare in Europa
ed in Asia. Gli sconvolgimenti climatici avvenuti tra i 200.000 e i
120.000 anni fa (nell'era detta Pleistocene) comportarono
un'avanzata dei ghiacci sulle regioni euroasiatiche ed intensissime
precipitazioni in Africa, seguite da un periodo di forte inaridimento
che diede origine alla Savana. L'essere umano, per
sopravvivere, dovette adattarsi a mangiare la carne dei cadaveri
lasciati dai predatori e progressivamente imparare a cacciare. L'introduzione di cereali coltivati e latte nella dieta avvenne circa 10-15.000 anni fa, quando l'essere umano iniziò a dedicarsi all'agricoltura e all'allevamento.
E' solo grazie all'uso del fuoco che l'essere umano è potuto diventare prima un carnivoro e poi un cerealivoro,
poiché le sue caratteristiche anatomiche naturali, da sole, non lo
avrebbero consentito. Eppure, nonostante le centinaia di migliaia di
anni di nutrizione carnea, ancora oggi la dentatura dell'essere umano
non è adatta ad uccidere a morsi un animale e a strapparne a brandelli
la carne, l'intestino non si è accorciato, lo stomaco non ha sviluppato
la forte acidità tipica dei carnivori, ecc… insomma, la carne non è affatto diventata un cibo per noi fisiologico.
Oltre a nutrirci di cibi non fisiologici che, a lungo andare, sono
dannosi per la salute dell'organismo, esiste un altro importante
problema nell'alimentazione umana, che è quello relativo alla cottura
del cibo.
CIBO COTTO VS CIBO CRUDO
"L'uomo non ha alcun bisogno di cuocere i propri cibi.
La cottura distrugge gli elementi più vitali e gli alimenti che non si possono mangiare crudi
non erano evidentemente destinati dalla natura a nutrirci. Noi sciupiamo una enorme quantità del nostro tempo prezioso per cuocere i nostri cibi, senza alcun bisogno.
Vivendo solo di vegetali non cotti, quanti soldi, quanto tempo, quanta energia si potrebbero risparmiare, devolvendo queste varie forze a scopi infinitamente più utili e migliori!"
Mahatma Gandhi
La cottura distrugge gli elementi più vitali e gli alimenti che non si possono mangiare crudi
non erano evidentemente destinati dalla natura a nutrirci. Noi sciupiamo una enorme quantità del nostro tempo prezioso per cuocere i nostri cibi, senza alcun bisogno.
Vivendo solo di vegetali non cotti, quanti soldi, quanto tempo, quanta energia si potrebbero risparmiare, devolvendo queste varie forze a scopi infinitamente più utili e migliori!"
Mahatma Gandhi
Nessun animale in Natura mangia cibo cotto.
Solo l'essere umano, l'animale più ammalato del pianeta, utilizza la
cottura per poter ingerire dei cibi che altrimenti non potrebbero essere
assunti (perché non digeribili o tossici o a rischio di contaminazione microbiologica),
oltre che per rendere le pietanze più saporite. Purtroppo l'essere
umano ha coinvolto anche gli animali a lui più vicini in questa
abitudine deleteria.
Il problema della cottura è che non solo denatura molte sostanze nutritive contenute nel cibo ma soprattutto distrugge la vitalità degli alimenti; un seme cotto, infatti, non germoglierà mai più. E' facilmente verificabile con l'esperienza personale, per chi avesse voglia di sperimentarlo, come il nutrirsi di morte danneggi e spenga lentamente la vitalità, mentre il nutrirsi di cibo vivo (in inglese living food) aumenti la vitalità, la salute e il benessere su tutti i piani del nostro essere.
Il problema della cottura è che non solo denatura molte sostanze nutritive contenute nel cibo ma soprattutto distrugge la vitalità degli alimenti; un seme cotto, infatti, non germoglierà mai più. E' facilmente verificabile con l'esperienza personale, per chi avesse voglia di sperimentarlo, come il nutrirsi di morte danneggi e spenga lentamente la vitalità, mentre il nutrirsi di cibo vivo (in inglese living food) aumenti la vitalità, la salute e il benessere su tutti i piani del nostro essere.
Il Dr. Paul Kouchakoff, medico svizzero
di Losanna, dopo anni di studi su migliaia di persone, in un suo saggio
del 1937 ha dimostrato che ogni volta che consumiamo del cibo cotto si
produce nell'organismo una leucocitosi, cioè un aumento dei globuli
bianchi, caratteristico, ad esempio, delle infezioni. I leucociti aumentano per circa mezz'ora e solo dopo 90 minuti tornano ai valori normali; un tale aumento non si verifica assumendo i cibi crudi
e viene ridotto ingerendo cibi crudi prima ed assieme ai cibi cotti. E'
come se l'alimento cotto venisse visto come un aggressore, per cui le
difese immunitarie si attivano. La leucocitosi digestiva era in parte
già conosciuta, ma veniva considerato un fenomeno fisiologico, quando -
evidentemente - tanto fisiologico non è.
L'ingestione di alimenti cotti causa un aumento dei globuli bianchi come nelle infezioni
-
Leucocitosi elevate si hanno per tutti i cibi raffinati come la farina bianca, lo zucchero bianco, l'aceto commerciale, per i cibi fritti, l'alcool e le bevande gassate, per l'utilizzo di sale da cucina ad alte temperature.
-
Leucocitosi estremamente severe (analoghe a quelle presenti negli avvelenamenti) per le carni salate e cotte, per le carni grigliate, per tutti i cibi sottoposti al microonde, per tutti i cibi pastorizzati (ad es. latte, formaggi, succhi di frutta), per tutti i cibi trattati chimicamente
dall'essere umano (con oli idrogenati, come la margarina, con
glutammato monosodico, aspartame, conservanti, coloranti artificiali,
aromi, ecc.).
Il Crudismo o Raw Food
(lett. Alimentazione cruda, intatta, grezza) prevede l'utilizzo di cibi
non cotti o cotti comunque non oltre i 40°, temperatura che permette di
non disperdere gli enzimi, le vitamine, l'ossigeno, i minerali e le
sostanze nutritive e vitali presenti nei cibi crudi. Sebbene ci siano
varie forme di crudismo, quello per eccellenza ed il più salutare è il Crudismo Vegano. Mangiare crudo non significa però non "cucinare" il proprio cibo, esiste
una specifica arte culinaria crudista che utilizza la marinatura,
l'essicazione sotto i 40°, l'insaporimento con vari tipi di olio, spezie
ed erbe, la frullatura, la centrifugazione, lo sminuzzamento ed alcuni
tagli speciali (ad es. la riduzione degli zucchini a spaghetti). Per approfondire e scoprire moltissime ricette puoi leggere: "Solo Crudo" di Stefano Momentè e Sara Cargnello (Macro Edizioni) e "Il Crudo è Servito" di Lucia Giovannini e Giuseppe Cocca (My Life Edizioni).
In America il crudismo ha avuto una tale
diffusione che esistono molti ristoranti in cui si servono solo pietanze
crude; moltissimi personaggi dello spettacolo lo hanno adottato, ad
esempio: Demi Moore, Cher, Uma Thurman, Mel Gibson, Robin Williams, Pierce Brosnan, Barbara Streisand, Beyonce, David Bowie.
A sinistra piatti del ristorante raw (crudo) Quintessence di New York
A destra una fetta di dolce crudista
A destra una fetta di dolce crudista
Il problema principale della cottura dei cibi è che ne altera la struttura, coagula le proteine e ne distrugge il contenuto enzimatico. Un eccessivo calore di cottura ed abbondanti dosi d'acqua possono distruggere circa il 50% delle vitamine termolabili e idrosolubili presenti nelle verdure (vitamina C, B1, B2, PP, B5, B9, E, A), inoltre si può avere la dispersione in acqua dei sali minerali. Dalla rottura delle molecole di trigliceridi si formano acidi grassi liberi e glicerina, che in parte si trasforma in una sostanza tossica chiamata acroleina.
I grassi cotti ritardano l'assorbimento di calcio, magnesio, ferro e
rallentano lo sviluppo delle ossa. E' vero che i cibi cotti risultano
più appetitosi, allo stesso tempo il cibo cotto inibisce il naturale senso di sazietà e induce a magiare più del necessario.
In sintesi il crudismo afferma che il cibo cotto è cibo morto e come tale danneggia l'organismo umano.
"Gli alimenti cotti sono alimenti morti. Il cibo cotto è la più grande maledizione umana!"
prof. Byron Tyler
prof. Byron Tyler
La scienza ufficiale non prende ancora in
considerazione il flusso e la qualità dell'energia vitale (biomagnetica)
come fattore di benessere, ma iniziano ad essere presenti apparecchi
elettromedicali utilizzati da medici non convenzionali che misurano il bioelettromagnetismo (Vega Test,Test secondo Morell e Rasche - MORA, Organometria Funzionale o EAV, ecc.).
L'ingegnere francese Andrè Simoneton - dopo essere guarito grazie al vegetarianesimo da un quadro clinico dato per incurabile - ha scoperto che le radiazioni emesse da un organismo sano si aggirano intorno a 6500 Angstrom
e scendono in condizioni di malattia o cattiva alimentazione. Simoneton
ebbe così modo di dividere gli alimenti in tre categorie principali a
seconda della loro radiazione energetica:
1) Alimenti morti (cibi cotti o conservati, margarina, pasticceria industriale, alcool, liquori, zucchero bianco): questi prodotti hanno radiazioni nulle o quasi nulle.2) Alimenti inferiori (carne, salumi, uova non fresche, latte bollito, caffè, tè, cioccolato non crudista, marmellate, formaggi, pane bianco, formaggi fermentati): questi cibi hanno radiazioni inferiori a 5000 Angstrom.3) Alimenti superiori: frutta cruda e matura e verdura cruda e fresca, germogli, cereali in chicco, frutta oleosa: questi cibi hanno radiazioni molto elevate tra 8000 e 10000 Angstrom. Minore il tempo passato dalla raccolta e maggiori sono le radiazioni.
VANTAGGI DEL CRUDISMO VEGANO
(questi vantaggi dipendono molto da come viene condotta la dieta crudista
e dalla sua maggiore o minore integralità)
e dalla sua maggiore o minore integralità)
- Disintossicazione progressiva dell'organismo.
- Normalizzazione del peso corporeo (tutti i kg superflui vengono persi).
- Maggior energia e vitalità nel quotidiano.
- Nessuna sonnolenza postprandiale.
- Riduzione fino alla cessazione degli odori corporei intensi.
- Regolarizzazione dei livelli di zuccheri nel sangue.
- (Per le donne) Mestruazioni estremamente ridotte ed indolori.
- Mente lucida ed un generale senso di leggerezza.
- Necessità di meno ore di sonno.
- Possibilità di regressione e guarigione da pressoché tutte le malattie (croniche, degenerative, neoplastiche) (soprattutto quando la dieta crudista è abbinata a digiuni periodici, anche di pochi giorni, e con il limite della lentezza del processi di purificazione rispetto al rapido avanzamento di alcune situazioni patologiche)
- Progressiva cessazione dell'uso dei farmaci.
- Salute ottimale, con minore o pressoché nulla incidenza delle malattie ed eventualmente con rapida guarigione.
- Riduzione degli stati ansiosi e maggior calma interiore.
- Ringiovanimento della pelle (scomparsa di molte macchie cutanee) e del corpo in generale.
- Migliori prestazioni atletiche.
- Contribuzione nel ridurre la sofferenza, spesso attuata in modo barbaro, inflitta agli animali.
- Riduzione dell'inquinamento e maggior rispetto dell'ambiente.
- Uscita dalla mentalità consumistica.
PROBLEMI CONNESSI AL CRUDISMO
- Difficoltà ed incomprensioni in ambito familiare e sociale. In genere questo è l'ostacolo più grande.
- Sintomi di disintossicazione nei primi tempi (mal di testa, mal di gola, febbre, dolori addominali, ossei, ecc.)
- Errate combinazioni alimentari che possono portare a problemi nella digestione.
- Utilizzo eccessivo di condimenti forti o semi oleosi troppo grassi (per compensare alcune perdite di sapori).
- Perdita di peso importante per transizioni troppo drastiche.
CONSIGLI IMPORTANTI PER CHI VOLESSE AVVICINARSI AL CRUDISMO
E' naturale in una fase di transizione avere fame, percepire un senso di vuoto ed anche avere dei disturbi fisici
(dati sia dal processo di disintossicazione, sia dall'apparato
digerente che deve tornare alla sua efficienza originaria). In seguito
la fame si attenua moltissimo e viene apprezzato molto il senso di
leggerezza e pulizia che il corpo raggiunge.
E' importante, soprattutto nella fase di transizione, mangiare sempre con soddisfazione e non vivere in regime di privazione e punizione. Arrivare a mangiare sola frutta e verdura e sentirsi perfettamente appagati richiede spesso dei passi intermedi ed è essenziale accettare questa necessità di mediazione senza voler strafare. Sebbene qualcuno sia in grado di passare al crudismo senza alcuna transizione, per la maggior parte delle persone sono necessari mesi o anni per arrivare al crudismo completo ed è bene ricordare che già una dieta crudista al 70% è straordinariamente salutare. Ascolta sempre il tuo corpo e non cercare di forzarlo.
E' importante, soprattutto nella fase di transizione, mangiare sempre con soddisfazione e non vivere in regime di privazione e punizione. Arrivare a mangiare sola frutta e verdura e sentirsi perfettamente appagati richiede spesso dei passi intermedi ed è essenziale accettare questa necessità di mediazione senza voler strafare. Sebbene qualcuno sia in grado di passare al crudismo senza alcuna transizione, per la maggior parte delle persone sono necessari mesi o anni per arrivare al crudismo completo ed è bene ricordare che già una dieta crudista al 70% è straordinariamente salutare. Ascolta sempre il tuo corpo e non cercare di forzarlo.
SITI DI APPROFONDIMENTO
SUL VEGANESIMO E SUL CRUDISMO VEGANO

www.scienzavegetariana.it
www.promiseland.it
www.vegetariani.it
www.vegan3000.info
www.valdovaccaro.blogspot.it
www.veganitalia.com
www.viverevegan.org
SUL VEGANESIMO E SUL CRUDISMO VEGANO
www.scienzavegetariana.it
www.promiseland.it
www.vegetariani.it
www.vegan3000.info
www.valdovaccaro.blogspot.it
www.veganitalia.com
www.viverevegan.org
www.saltonelcrudo.it
www.crudismo.com
www.cibocrudo.com
www.cacaopuro.com
http://tuttocrudo.blogspot.it
http://afuocospento.blogspot.it
www.crudismo.com
www.cibocrudo.com
www.cacaopuro.com
http://tuttocrudo.blogspot.it
http://afuocospento.blogspot.it
Gruppo Facebook: "Crudismo Facile - La Via Armoniosa del Crudismo Salutare"
www.facebook.com/groups/164356560274290
www.facebook.com/groups/164356560274290
ULTERIORI CONSIDERAZIONI SUI CIBI ANIMALI E DERIVATI
Ritengo che ciascuno sia libero di alimentarsi
come meglio crede, assumendosi comunque la responsabilità (verso se
stesso, gli altri, gli animali, le piante e il pianeta) delle proprie
azioni. Credo che le campagne degli estremisti vegani, quando violente,
producano l'effetto opposto a quello desiderato e siano
controproducenti, mentre un'adeguata e serena controinformazione
rispetto a ciò che i media tendono a far passare è utile e, secondo me,
necessaria per il benessere personale e dell'ecosistema planetario.
CARNE - L'essere umano, sebbene possa mangiare carne in caso di necessità, non ha un organismo in grado di assimilarla correttamente e di eliminare in maniera efficace i suoi prodotti di scarto. Il dott. Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale, ha detto:
"Le proteine animali non servono a niente, servono solo a complicare la
vita al nostro fegato e ai nostri reni. Da tenere in conto che i
vegetariani vivono in media sette anni in più dei non vegetariani. (*) La carne non serve a niente, se mai, rende tutto più complesso nel nostro metabolismo". Lo studio sull'alimentazione più completo mai condotto fino ad oggi, durato 27 anni, è pubblicato nel libro: "The China Study" redatto
da T. Colin Campbell e da suo figlio Thomas (Macro Edizioni) e
documenta a fondo come una dieta priva di carne sia estremamente più
benefica e salutare per l'organismo.
Un quesito ricorrente - Chi si chiedesse: "Da dove i vegetariani/ vegani prendono le proteine?", dovrebbe semplicemente porsi la domanda: "Da dove il gorilla, il toro, il cavallo, l'elefante o il rinoceronte prendono le proteine?" e in tal modo sarebbe in grado di rispondersi da solo. Uno dei maggiori problemi medici dell'attuale società è, invece, il consumo eccessivo di proteine.
(*) 9,5 anni in più per gli uomini e 6,1 in più per le donne secondo lo studio, iniziato nel 1958 ed ancora in corso, "The Adventist Health Study" (Prof.
Gary E. Fraser et al, Loma Linda University, California, USA). Anche se
va precisato che tra la popolazione vegetariana in esame, gli
Avventisti del Settimo Giorno, viene scoraggiato anche il ricorso a
fumo, droghe ed alcool.
LATTE - Non è normale che un animale beva il latte dopo lo svezzamento,
oltretutto di un'altra specie; non a caso in oltre il 70% degli esseri
umani adulti si ha la perdita completa della lattasi (enzima necessario
per digerire il lattosio). Sebbene sia molto radicata l'idea che il
latte faccia bene alle ossa e che aiuti a prevenire l'osteoporosi, la
ricerca scientifica è arrivata a conclusioni ben differenti; tra i vari
studi eseguiti cito l'Harvard Nurses' Health Study, in virtù
della sua accuratezza: durato 12 anni e condotto su 75.000 donne non ha
dimostrato alcun effetto protettivo sulle ossa derivato da un aumentato
consumo di calcio, al contrario ha evidenziato un'associazione positiva con un più elevato rischio di fratture (Feskanich D, Willett WC, Stampfer MJ, Colditz GA "Milk, dietary calcium, and bone fractures in women: a 12-year prospective study", Am. J. Public Health 1997 Jun;87(6), pp. 992-997).
Il tamponamento dell'acidità che deriva dalla
metabolizzazione delle proteine del latte, soprattutto se sommate a
quelle provenienti dalla carne, costringe l'organismo a sottrarre calcio
dalle ossa ed il calcio viene poi perso nelle urine, come dimostrato da
vari studi (tra questi: Margen S, Chu J.Y.,Kaufmann N.A et al. "Studies in calcium metabolism. I. The calciuretic effect of dietary protein" Am. J. Clin. Nutri., vol 27, 1974, pp 584-589).
A queste considerazioni va aggiunto l'indecoroso sfruttamento delle mucche,
che non producono certo latte "per sport", ma come tutti i mammiferi
producono latte solo quando mettono al mondo un figlio, al fine di
nutrirlo. Negli allevamenti una mucca viene
costantemente ingravidata in modo artificiale e il vitellino separato
dalla madre dopo pochi mesi. Lo sfruttamento, spesso crudele per le condizioni di vita, all'interno di minuscoli box
dove non c'è neppure lo spazio per coricarsi, dura circa 6-7 anni, poi
la mucca inizia a produrre sempre meno latte e quindi viene macellata
(in condizioni naturali potrebbe vivere anche 30 anni). Riguardo al
latte esistono poi anche altri problemi: intolleranza, contaminazione da ormoni e farmaci, assunzione eccessiva di colesterolo ed acidi grassi saturi, ecc.
Per approfondire: www.scienzavegetariana.it/nutrizione/pcrm/pcrm_latticini.html
UOVA - La letteratura medica ha dimostrato, e continua a dimostrare, che gli
alimenti ricchi in colesterolo e acidi grassi saturi, come le uova e
tutti i prodotti animali, hanno effetti negativi sulla nostra salute e
sono correlati a molte patologie "del benessere" (per approfondire: www.scienzavegetariana.it/nutrizione/uova_nutr.html).
Al contrario nei vegetali il colesterolo è assente e gli acidi grassi saturi sono presenti in misura minima,
tranne che negli oli di palma, palmito e cocco. In merito al consumo di
uova è giusto sottolineare anche l'aspetto etico, in quanto non sono in
molti ad essere consapevoli della carneficina che ci sta dietro: per
ogni pulcino femmina che viene tenuto come gallina ovaiola c'è un
pulcino maschio che invece viene ucciso appena nato perché "inutile",
il più delle volte viene triturato vivo da delle macchine apposite ma
non mancano realtà dove sono seppelliti vivi, annegati, schiacciati da
un trattore o collocati dentro sacchi di plastica e soffocati. Se nella
tua alimentazione non puoi ancora rinunciare alle uova, almeno cerca di
fare attenzione al primo numero del codice stampato sul guscio:
0 = biologico (1 gallina/10 m2 su terreno all'aperto con vegetazione ed utilizzo di mangime biologico).
1 = all'aperto (1 gallina/2,5 m2 su terreno all'aperto, con vegetazione, dove possono razzolare alcune ore al giorno).
2 = a terra (7-9 galline/1 m2 su terreno coperto di paglia o sabbia in capannoni privi di finestre e luce sempre accesa).
3 = in gabbia (25 galline/1 m2 - le galline sono rinchiuse in una piccola gabbia per tutta la vita!).
1 = all'aperto (1 gallina/2,5 m2 su terreno all'aperto, con vegetazione, dove possono razzolare alcune ore al giorno).
2 = a terra (7-9 galline/1 m2 su terreno coperto di paglia o sabbia in capannoni privi di finestre e luce sempre accesa).
3 = in gabbia (25 galline/1 m2 - le galline sono rinchiuse in una piccola gabbia per tutta la vita!).
Attenzione, quindi, alla dicitura ingannevole di
"uova di galline allevate a terra", che fa pensare a verdi prati, perché
si tratta invece di galline stipate a terra in capannoni chiusi.
Purtroppo quasi il 90% delle uova destinate al consumo diretto proviene
da un allevamento di tipo 3, quindi in gabbia.
Evita, per favore, di acquistare le uova con codice 2 e 3!
VEGANESIMO E CRUDISMO TENDENZIALE
Adesso che abbiamo un'idea dei cibi più salutari per il nostro organismo (frutta e verdura, preferibilmente mangiate crude e ancora meglio se da coltivazione biologica) come possiamo orientarci verso un'alimentazione soggettivamente sostenibile e che non sia drastica ed estremista?
Quando all'inizio della dispensa ho parlato di cibi che "sostanzialmente sono un nutrimento emozionale" mi riferivo al fatto che il cibo a cui siamo abituati, ed in modo particolare quello che ha fatto parte della nostra infanzia, è correlato a delle emozioni specifiche. Quando introduciamo un determinato cibo, già dal momento in cui l'assaporiamo in bocca, si attivano le specifiche emozioni correlate che ci donano maggior calma, serenità, appagamento e piacevolezza (in parte per la stessa composizione chimica del cibo, ma anche e soprattutto per gli ancoraggi psicoemozionali che sono stati registrati dal sistema corpo-mente), purtroppo a tutto discapito della salute...
Quando all'inizio della dispensa ho parlato di cibi che "sostanzialmente sono un nutrimento emozionale" mi riferivo al fatto che il cibo a cui siamo abituati, ed in modo particolare quello che ha fatto parte della nostra infanzia, è correlato a delle emozioni specifiche. Quando introduciamo un determinato cibo, già dal momento in cui l'assaporiamo in bocca, si attivano le specifiche emozioni correlate che ci donano maggior calma, serenità, appagamento e piacevolezza (in parte per la stessa composizione chimica del cibo, ma anche e soprattutto per gli ancoraggi psicoemozionali che sono stati registrati dal sistema corpo-mente), purtroppo a tutto discapito della salute...
Il nutrirci di pizza, pane, pasta, cioccolata, dolci non è un bisogno nutrizionale dell'organismo ma una vera e propria dipendenza emotiva... il cibo può essere una vera e proria droga! o sa bene chi ha provato a staccarsi da determinati cibi, anche solo per qualche giorno.
Cibo come droga: esiste anche un questionario specifico che misura la dipendenza da cibo;
creato dall'università di Yale, si tratta della Yale Food Addiction Scale (in inglese)
creato dall'università di Yale, si tratta della Yale Food Addiction Scale (in inglese)
Dalle dipendenze non è semplice uscire ma, per quanto riguarda il cibo, è possibile farlo con un'adeguata educazione alimentare e con la gradualità nel passaggio
da cibo malsano a cibo salutare. Progressivamente sarà il corpo stesso a
richiede i cibi più fisiologici e a rigettare quelli insani e non
fisiologici. L'alimentazione che suggerisco è quella vegana tendente al
crudismo.
Esistono delle domande e dei dubbi ricorrenti sul veganesimo, per cui prima di dare dei suggerimenti di condotta alimentare è bene vederli assieme.
Il vegano rischia di una carenza di PROTEINE?
Assolutamente no, come già ricordato è molto più facile soffrire di problemi dovuti ad accesso di proteine piuttosto che da carenza. Il fabbisogno quotidiano di proteine è oggi stimato da 0,8 a1 g per kg di peso corporeo al giorno (10-15% delle calorie totali), ma in realtà ne bastano anche meno; la World Health Organization consiglia di non superare i 50 grammi al dì.
Assolutamente no, come già ricordato è molto più facile soffrire di problemi dovuti ad accesso di proteine piuttosto che da carenza. Il fabbisogno quotidiano di proteine è oggi stimato da 0,8 a1 g per kg di peso corporeo al giorno (10-15% delle calorie totali), ma in realtà ne bastano anche meno; la World Health Organization consiglia di non superare i 50 grammi al dì.
Si legge a questa pagina della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana: "Se
l'assunzione di cibi vegetali è variata e congrua con il fabbisogno
energetico individuale, le Proteine vegetali sono in grado di soddisfare
il fabbisogno proteico giornaliero, fornendo da sole quantità adeguate
di aminoacidi essenziali. Nell'alimentazione a base di cibi vegetali non
è necessaria la simultanea assunzione di Proteine complementari, perché
il consumo di diverse fonti di aminoacidi nel corso della giornata è in
grado di assicurare l'assunzione di tutti gli aminoacidi essenziali in
misura adeguata per le persone sane."
L'American Dietetic Association, nel 2009, ha affermato che: "A
condizione che vengano consumati gli alimenti vegetali in modo variato e
che venga soddisfatto il fabbisogno energetico, le proteine vegetali
possono soddisfare i fabbisogni nutrizionali proteici. La ricerca indica
che un assortimento di cibi vegetali assunti nel corso della giornata è
in grado di fornire tutti gli aminoacidi essenziali ed assicurare in
modo adeguato assunzione e utilizzo di azoto negli adulti sani; ciò
significa che le proteine complementari non devono necessariamente
essere consumate all'interno dello stesso pasto". [Nota: si definiscono proteine complementari quelle che vicendevolmente si compensano nelle quantità di aminoacidi essenziali, cioè di quegli aminoacidi che la scienza medica ritiene che non possano essere sintetizzati dal nostro organismo.]
Il vegano rischia di una carenza di FERRO?
No, se si nutre in modo accurato, inoltre le ricerche sperimentali hanno verificato che non esistono differenze statistiche nell'insorgenza di anemia da carenza di ferro tra i vegetariani e la popolazione generale (cito uno studio tra i tanti: Latta D and Liebman M, "Iron and zinc status of vegetarian and non-vegetarian males" Nutr. Rep. Int. 1984; 30: 141-149). Il ferro nei cibi vegetali è molto più abbondante che nei cibi carnei, anche se si tratta esclusivamente ferro non-eme (mentre nelle carni il ferro non eme è circa il 60%), che si ritiene meno biodisponibile del ferro eme, cioè quello legato alle molecole di emoglobina e mioglobina. Alimenti molto ricchi in ferro sono legumi, cereali integrali, verdure verdi, frutta secca e semi. L'assorbimento del ferro non eme è facilitato dalla presenza della vitamina C, come quella fornita da una bella spruzzata di limone. Inoltre si può evitare l'associazione con cibi ricchi di calcio (latticini, acque Minerali), tannini (caffè, cioccolato, vino rosso) ed eliminare i fitati da legumi e cereali integrali, tramite un ammollo preventivo seguito da abbondanti risciacqui. Molto interessante questo video della Dottoressa Luciana Baron.
No, se si nutre in modo accurato, inoltre le ricerche sperimentali hanno verificato che non esistono differenze statistiche nell'insorgenza di anemia da carenza di ferro tra i vegetariani e la popolazione generale (cito uno studio tra i tanti: Latta D and Liebman M, "Iron and zinc status of vegetarian and non-vegetarian males" Nutr. Rep. Int. 1984; 30: 141-149). Il ferro nei cibi vegetali è molto più abbondante che nei cibi carnei, anche se si tratta esclusivamente ferro non-eme (mentre nelle carni il ferro non eme è circa il 60%), che si ritiene meno biodisponibile del ferro eme, cioè quello legato alle molecole di emoglobina e mioglobina. Alimenti molto ricchi in ferro sono legumi, cereali integrali, verdure verdi, frutta secca e semi. L'assorbimento del ferro non eme è facilitato dalla presenza della vitamina C, come quella fornita da una bella spruzzata di limone. Inoltre si può evitare l'associazione con cibi ricchi di calcio (latticini, acque Minerali), tannini (caffè, cioccolato, vino rosso) ed eliminare i fitati da legumi e cereali integrali, tramite un ammollo preventivo seguito da abbondanti risciacqui. Molto interessante questo video della Dottoressa Luciana Baron.
Quali sono le fonti di CALCIO di un vegano?
In modo particolare i legumi e verdure a foglia verde quali broccoli, cavoletti di Bruxell, cavoli, cavoli verdi, verza, bietole da coste. Quello che è veramente importante, anche per i non vegani, è un'adeguata esposizione quotidiana al sole (anche solo 15-30 minuti al giorno all'aria aperta) per la sintesi della vitamina D.
In modo particolare i legumi e verdure a foglia verde quali broccoli, cavoletti di Bruxell, cavoli, cavoli verdi, verza, bietole da coste. Quello che è veramente importante, anche per i non vegani, è un'adeguata esposizione quotidiana al sole (anche solo 15-30 minuti al giorno all'aria aperta) per la sintesi della vitamina D.
Un eccesso di frutta può causare iperglicemia e diabete?
A parte il fatto che una dieta crudista a base di abbondante frutta e verdura cruda è, al contrario, in grado di guarire il diabete (considerato incurabile secondo la medicina accademica), come dimostra il documentario: "Crudo & Semplice - Fermare e Guarire il Diabete Senza Farmaci e Insulina" di Alex Ortner (Macro Video), in realtà gli zuccheri della frutta sono solo benefici, a patto - dicono gli igienisti - di consumarla integra, cruda e matura e che la dieta non includa un'eccessiva quantità di grassi (non oltre il 10-15% delle calorie giornaliere totali) la cui presenza interferisce con la metabolizzazione del glucosio.
Chi soffre di iperglicemia può all’inizio evitare la frutta zuccherina, ma soprattutto dovrebbe ridurre in modo drastico l’assunzione di grassi!
A parte il fatto che una dieta crudista a base di abbondante frutta e verdura cruda è, al contrario, in grado di guarire il diabete (considerato incurabile secondo la medicina accademica), come dimostra il documentario: "Crudo & Semplice - Fermare e Guarire il Diabete Senza Farmaci e Insulina" di Alex Ortner (Macro Video), in realtà gli zuccheri della frutta sono solo benefici, a patto - dicono gli igienisti - di consumarla integra, cruda e matura e che la dieta non includa un'eccessiva quantità di grassi (non oltre il 10-15% delle calorie giornaliere totali) la cui presenza interferisce con la metabolizzazione del glucosio.
Chi soffre di iperglicemia può all’inizio evitare la frutta zuccherina, ma soprattutto dovrebbe ridurre in modo drastico l’assunzione di grassi!
I vegani devono integrare la vitamina B12?
Questa è un'annosa questione, perché convenzionalmente si ritiene che la vitamina B12 (o Cobalamina, che sebbene sia necessaria in quantità inferiori rispetto ad ogni altra vitamina resta essenziale per la salute, infatti in carenza causa anemia e danni al sistema nervoso) non sia sintetizzata nell'essere umano. Poiché le piante non la contengono - tranne qualche alga ma in quantità inadeguate - la sola fonte disponibile sarebbe quella animale. Il problema sorge anche dal fatto che la frutta che mangiamo è ben "sterilizzata", mentre in Natura gli animali frugivori assumono la B12 sia attraverso i microrganismi che contaminano l'acqua ed i cibi vegetali sia anche tramite la saltuaria ingestione di escrementi o insetti. Eppure c'è anche chi ritiene, come il chimico e fisico francese Corentin Louis Kervran (1901-1983) che il il corpo umano sia in grado di trasmutare il ferro (numero atomico 26) in cobalto (numero atomico 27) e di sintetizzare la vitamina B12.
Di fatto esistono fruttariani e crudisti da decenni che non hanno mai preso integratori e non hanno riscontrato alcuna carenza (per cui sostengono che sia un falso problema) ma esistono anche casi di crudisti o fruttariani in cui la carenza si è verificata (tra l'altro sembra che sia in aumento anche tra gli onnivori). Personalmente ritengo che non si necessario fasciarsi la testa; se abbiamo paura di essere carenti possiamo fare delle analisi per verificare la quantità di B12 presente nel nostro organismo e se mancante assumere senza problemi gli adeguati integratori. L’emocromo e la misurazione dei livelli ematici della B12 non bastano ad identificare una carenza di tale vitamina nei vegani, poiché spesso l’elevata presenza di Acido Folico (o vitamina B9, abbondante in cereali, legumi, verdure a foglia larga) ne maschera gli effetti, che si possono presentare quando la situazione è già piuttosto compromessa. Più specifico è il dosaggio dell'Acido Metilmalonico o dell'Omocisteina (esame più facile da reperire nei laboratori d’analisi).
Questa è un'annosa questione, perché convenzionalmente si ritiene che la vitamina B12 (o Cobalamina, che sebbene sia necessaria in quantità inferiori rispetto ad ogni altra vitamina resta essenziale per la salute, infatti in carenza causa anemia e danni al sistema nervoso) non sia sintetizzata nell'essere umano. Poiché le piante non la contengono - tranne qualche alga ma in quantità inadeguate - la sola fonte disponibile sarebbe quella animale. Il problema sorge anche dal fatto che la frutta che mangiamo è ben "sterilizzata", mentre in Natura gli animali frugivori assumono la B12 sia attraverso i microrganismi che contaminano l'acqua ed i cibi vegetali sia anche tramite la saltuaria ingestione di escrementi o insetti. Eppure c'è anche chi ritiene, come il chimico e fisico francese Corentin Louis Kervran (1901-1983) che il il corpo umano sia in grado di trasmutare il ferro (numero atomico 26) in cobalto (numero atomico 27) e di sintetizzare la vitamina B12.
Di fatto esistono fruttariani e crudisti da decenni che non hanno mai preso integratori e non hanno riscontrato alcuna carenza (per cui sostengono che sia un falso problema) ma esistono anche casi di crudisti o fruttariani in cui la carenza si è verificata (tra l'altro sembra che sia in aumento anche tra gli onnivori). Personalmente ritengo che non si necessario fasciarsi la testa; se abbiamo paura di essere carenti possiamo fare delle analisi per verificare la quantità di B12 presente nel nostro organismo e se mancante assumere senza problemi gli adeguati integratori. L’emocromo e la misurazione dei livelli ematici della B12 non bastano ad identificare una carenza di tale vitamina nei vegani, poiché spesso l’elevata presenza di Acido Folico (o vitamina B9, abbondante in cereali, legumi, verdure a foglia larga) ne maschera gli effetti, che si possono presentare quando la situazione è già piuttosto compromessa. Più specifico è il dosaggio dell'Acido Metilmalonico o dell'Omocisteina (esame più facile da reperire nei laboratori d’analisi).
Come avviamento al veganesimo e al crudismo tendenziale personalmente suggerisco questo:
-
Se già non l'avessi fatto è necessario ridurre le carni, fino ad eliminarle completamente. Una progressione potrebbe essere: carni rosse
carni bianche
pesce.
-
Riduci progressivamente anche i derivati animali, fino alla loro completa eliminazione, avvenuta la quale si può parlare di alimentazione vegana. Uova, latte e latticini
creano muco e sono molto ostruenti nell'accezione che abbiamo visto in
apertura. I latti vegetali e i derivati della soya offrono dei validi
sostituti a latte e formaggi, in fase di transizione.
-
Non usare più lo zucchero bianco e sostituiscilo con zucchero di canna grezzo, sciroppo d'acero o succo d'agave.
-
Far precedere all'introduzione di cibi cotti delle crudità
(in particolare insalata a foglie verdi). Questo aiuta a ridurre la
leucocitosi digestiva e prepara lo stomaco ad una miglior digestione.
-
Anche i cereali cotti (pane, pasta, pizza, focaccia,
…) contribuiscono ampiamente alla creazione di muco, un passo
preliminare da fare prima di pensare ad una loro possibile eliminazione
dalla dieta è quello di mangiare pane e pasta integrali, , meglio ancora
se il pane integrale è fatto con lievito naturale (pasta madre).
Confronta anche la pasta integrale con la pasta senza glutine (ok
mais e riso, non ok la farina di Kamut che, invece, lo contiene) per
vedere se ne senti l'assimilazione più leggera e in tal caso
privilegiala.
-
Progressivamente aumenta la quantità di frutta e verdura cruda nella tua alimentazione.
-
Mangia la frutta prima dei pasti o tra un pasto e l'altro;
avendo un transito molto veloce, se viene rallentata tramite la
concomitante ingestione di altri cibi fermenta e quindi intossica
l'organismo. E’ sufficiente aspettare una ventina di minuti prima di
mangiare un altro cibo (tranne che per le banane, per le quali il transito può richiedere anche due ore, a seconda di quante ne abbiamo assunte).
-
Evita il più possibile tutti i prodotti confezionati.
-
In generale prova ad attenerti alla regola della semplicità, cioè evita di mischiare più di 3 cibi diversi nello stesso pasto.
Piatto crudista vegano con pomodori, basilico, guacamole e noci
(forse le associazioni non sono proprio ottimali, ma resta un piatto gustoso :-)
(forse le associazioni non sono proprio ottimali, ma resta un piatto gustoso :-)
Qualche ulteriore accorgimento
-
Forse non è il caso di fasciarsi troppo la testa all'inizio,
ma quando senti che puoi portarci l'attenzione riduci i tipi di frutta
che mangi assieme ed evita di mescolare frutta acida (pompelmi, arance, ananas, kiwi, fragole) con frutta zuccherina (fichi, banane, cachi, datteri). La frutta semi-acida (mele, pere, uva)
volendo può essere abbinata con le altre due categorie di frutta, ma
meglio ancora sarebbe mangiarla a sé. L’ideale sarebbe assumere un solo
tipo di frutta per volta; mangiando la quantità che si vuole, ma senza
alcun mescolamento. Aspetta almeno una ventina di minuti se vuoi
successivamente gustare un altro tipo di frutta. (Ved. anche la tabella
sulle combinazioni alimentari più sotto)
-
Progressivamente entra nell'ottica di ridurre i condimenti; riduci la quantità di sale utilizzata ed evita il sale raffinato (il migliore da utilizzare è il sale rosa dell'Himalaya), riduci l'olio di oliva (utilizza solo olio extravergine spremuto a freddo e possibilmente denocciolato, anche se costa di più) e sostituisci all'aceto il limone. Nel crudismo spesso si condisce con l'avocado al posto dell’olio e piano piano è possibile fare del tutto a meno dei condimenti.
-
Quando avrai maggior padronanza sul cibo aspetta la comparsa della fame per mangiare
e non farti condizionare da abitudini ed orari. Con un corpo purificato
è molto più facile ascoltare e rispettare i bisogni dell'organismo,
questo anche nella scelta del cibo di cui nutrirci ad ogni pasto.
-
Abituati a masticare di più tutti i cibi.
-
Impara a ringraziare e a benedire il cibo che mangi!
UNA CONSIDERAZIONE FINALE
Sebbene in questa dispensa hai trovato molte considerazioni scientifiche, puoi anche buttarle tutte via se vuoi…
le prove scientifiche in sé, alla fine, non dimostrano granché,
teoricamente si potrebbe affermare tutto e il contrario di tutto
(soprattutto se i ricercatori hanno un paradigma di pensiero molto forte
che li condiziona e ne indirizza la sperimentazione), ma ciò che resta sacrosanta e inviolabile è l'esperienza personale e diretta! Optare
per uno stile di vita vegano tendente al crudismo, senza estremismi e
con la consapevolezza che ci sono momenti in cui si "sgarra" o che non
si riesce comunque a mantenere i buoni propositi (ed è ok che questi
momenti ci siano), offre una serie di vantaggi fisici e psichici così evidenti che non è possibile non notarli. Nella mia esperienza medica non ho riscontrato nessun altra dieta o metodo terapeutico - tranne il digiuno - che fosse in grado di riprodurre su scala così vasta e riproducibile gli enormi benefici del crudismo vegano!
La tabella delle combinazioni alimentari (permesse, accettabili, da evitare)
secondo Herbert Shelton, tratta dalla copertina del libro "La Facile Combinazione degli Alimenti" (Ed. Igiene Naturale).
(cliccaci sopra per ingrandire la mappa)
L’attenzione a tali combinazioni nasce dal fatto che cibi diversi necessitano per la digestione
di enzimi prevalentemente diversi (carboidrasi, proteasi, lipasi)
i quali operano a differente acidità gastrica, inoltre sono differenti anche i tempi di transito.
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L’attenzione a tali combinazioni nasce dal fatto che cibi diversi necessitano per la digestione
di enzimi prevalentemente diversi (carboidrasi, proteasi, lipasi)
i quali operano a differente acidità gastrica, inoltre sono differenti anche i tempi di transito.
SBLOCCARE L'ENERGIA VITALE
La migliore alimentazione al mondo può, da sola, mantenere l'essere umano in perfetta salute? Secondo me no,
sebbene sia una componente essenziale del benessere psico-fisico ci
sono molti altri accorgimenti e pratiche che aiutano nello sviluppo
della piena potenzialità umana, vediamone assieme i più importanti.
DIGIUNI PERIODICI
Ogni tanto il corpo ha veramente bisogno di
disintossicarsi in maniera profonda e ritengo che non ci sia nulla che
lo faccia meglio del digiuno. Il digiuno terapeutico, assistito da un medico o un terapista esperto e di durata prolungata, è una vera e propria benedizione per curare quasi tutte le malattie, anche gravi, ma un giorno di digiuno lo possono fare tutti in modo sicuro.
Il modo più rigoroso per digiunare è di assumere solo acqua e
personalmente il digiuno più lungo a sola acqua che abbia fatto è stato
di 22 giorni ed ho sperimentato di persona l'incredibile potere di purificazione di questa pratica.
Ehret suggerisce dei digiuni con acqua e limone, affermando che il limone aiuta il discioglimento del muco; essendo il limone anche gradevole al palato può in effetti essere preso in considerazione; esistono anche dei digiuni attenuati fatti con succhi di frutta e verdura freschi che possono essere delle ottime soluzioni depurative per chi non se la sente di astenersi del tutto dai cibi.
Ehret suggerisce dei digiuni con acqua e limone, affermando che il limone aiuta il discioglimento del muco; essendo il limone anche gradevole al palato può in effetti essere preso in considerazione; esistono anche dei digiuni attenuati fatti con succhi di frutta e verdura freschi che possono essere delle ottime soluzioni depurative per chi non se la sente di astenersi del tutto dai cibi.
Il digiuno è un riposo
fisiologico dell'organismo, non a caso un animale malato per prima cosa
cessa di mangiare fino a che non gli ritornano le forze (l'insistenza materna sul figlio malato: "Devi mangiare qualcosa", non è poi così sana in effetti). Uno dei più grandi esperti mondiali di digiuno è stato Herbert. M. Shelton (1895-1985), promotore della Natural Hygiene (Igienismo, ved. www.igienenaturale.it) che ha assistito circa 100.000 digiuni, per chi volesse approfondire l'argomento suggerisco: "Il digiuno può salvarvi la vita!"
(Ed. Igiene Naturale). Digiunare un solo giorno non richiede
accorgimenti particolari, tranne quello di non abbuffarsi al primo pasto
del giorno successivo (può andare bene la frutta, oppure - se si seguono i principi ehretisti che sconsigliano la frutta nella prima rialimentazione - un piatto di verdure, crude o cotte, o l'insalata).
Chi volesse fare almeno 3 giorni di digiuno consiglio prima di iniziare un enteroclisma, che può essere ripetuto anche durante e dopo il digiuno; se possibile per uno o due giorni prima sarebbe ottimo mangiare solo frutta e verdura cruda; durante il digiuno evitare stress mentali e privilegiare il riposo fisico (anche se non è necessario sospendere tutte le attività); quando si ha sete bere acqua, meglio se purificata; la rialimentazione va fatta gradatamente, si può iniziare con centrifugati di frutta, frutta fresca masticata a lungo, poi ortaggi freschi crudi e in seguito cotti a vapore. Durante il digiuno, soprattutto se prolungato, si ha l'eliminazione delle tossine da sangue e tessuti ed è possibile avere dei sintomi da disintossicazione quali: irritabilità, mal di testa, nausea o vomito, alito cattivo e bocca impastata, dolori corporei, cali di pressione, febbre, vertigini, diarrea, eruzioni cutanee, sogni disturbati. Non c'è motivo di preoccuparsi perché è del tutto naturale. Nei digiuni prolungati oltre 3 o 4 giorni è interessante notare come la fame scompaia e come spesso - non per tutti, però - l'energia aumenti invece di diminuire, poi quando torna la fame ci si rialimenta.
Chi volesse fare almeno 3 giorni di digiuno consiglio prima di iniziare un enteroclisma, che può essere ripetuto anche durante e dopo il digiuno; se possibile per uno o due giorni prima sarebbe ottimo mangiare solo frutta e verdura cruda; durante il digiuno evitare stress mentali e privilegiare il riposo fisico (anche se non è necessario sospendere tutte le attività); quando si ha sete bere acqua, meglio se purificata; la rialimentazione va fatta gradatamente, si può iniziare con centrifugati di frutta, frutta fresca masticata a lungo, poi ortaggi freschi crudi e in seguito cotti a vapore. Durante il digiuno, soprattutto se prolungato, si ha l'eliminazione delle tossine da sangue e tessuti ed è possibile avere dei sintomi da disintossicazione quali: irritabilità, mal di testa, nausea o vomito, alito cattivo e bocca impastata, dolori corporei, cali di pressione, febbre, vertigini, diarrea, eruzioni cutanee, sogni disturbati. Non c'è motivo di preoccuparsi perché è del tutto naturale. Nei digiuni prolungati oltre 3 o 4 giorni è interessante notare come la fame scompaia e come spesso - non per tutti, però - l'energia aumenti invece di diminuire, poi quando torna la fame ci si rialimenta.
PULIZIA INTESTINALE
Nell’intestino di un essere umano adulto ci
possono essere scorie che vi risiedono da anni, anche in caso di
perfetta evacuazione quotidiana. Il lavaggio intestinale (enteroclisma o clistere)
di sola acqua tiepida o leggermente calda è una pratica che suggerisco a
tutti con regolarità, almeno 1-2 volte al mese (più sporadicamente per i
crudisti integrali). I benefici che porta (leggerezza, chiarezza, mentale, senso di benessere e di purificazione generale)
si percepiscono immediatamente. Per la mia esperienza non è necessario
trattenere forzatamente l’acqua: se lo stimolo è forte si può chiudere
il rubinettino ed evacuare e riprendere il clistere in più fasi; è bene
comunque arrivare sempre ad introdurre i due litri standard per intero
almeno una volta. Trovi ulteriori indicazioni a questa pagina.
RESPIRAZIONE SANA
La respirazione profonda e diaframmatica,
oltre ad avere un benefico effetto sull’apparato digerente e
circolatorio, permette di migliorare l’afflusso di energia in tutti i
meridiani energetici e di ottimizzare il funzionamento di corpo e mente.
Per iniziare a correggere la propria respirazione (viziata dallo stress
e dalle emozioni represse), almeno un quarto d’ora al giorno sdraiati
ed appoggiando le mani sull’addome percepiscile che si alzano seguendo
il ritmo respiratorio.
BAGNI DI SOLE
Il Sole è la sorgente primaria della Vita per tutto il pianeta; l'energia solare
viene assimilata direttamente (in modo biochimico) solo dalle piante.
Un'esposizione consapevole e quotidiana al Sole permette di
rivitalizzare tutti gli organi e le cellule e di purificare il proprio
campo energetico.
Sullo straordinario potere dela Luce vedi il libro di Daniel Lumera.
Sullo straordinario potere dela Luce vedi il libro di Daniel Lumera.
CONTATTO CON LA NATURA
Un adeguato contatto con la Natura ci è indispensabile, non solo ricarica la nostra energia ma attua anche una profonda defusione dello stress.
Non sottovalutare mai il potere di una camminata in un bosco, sulla
spiaggia, in montagna, una nuotata in mare o anche la meditazione o il
semplice rilassarsi di fronte ad un paesaggio naturale evocativo.
PENSIERO POSITIVO
Imposta la giornata positivamente fin dal
risveglio, collegati con la tua dimensione interiore e spirituale,
ringrazia la Vita (Dio, l’Universo) e ripeti delle affermazioni positive
ancor prima di alzarti. Durante la giornata sii consapevole, il più
possibile, dei pensieri e delle emozioni che albergano nella tua psiche e
pratica le Affermazioni Positive e la riformulazione delle frasi limitanti come descritto nella dispensa n° 6 ("Riprogrammazione della Mente")
DEFUSIONE EMOZIONALE
Questo argomento è stato trattato ampiamente nel capitolo n° 5
e voglio ricordare in questo contesto che non possiamo prescindere da
un’adeguata pulizia emozionale dei blocchi che ci portiamo dietro dal
passato se vogliamo piena salute e benessere! La libertà dalle emozioni limitanti dona libertà di vita, di espressione, di relazione, di salute, successo e prosperità!
GINNASTICA ENERGETICA
L'attività fisica è importantissima per il completo benessere corporeo e, che mi sa, anche per la mente ("Mens sana in corpore sano"). Abituati tutti i giorni a muovere il corpo, meglio se con pratiche specifiche per lo sblocco del flusso dell'energia vitale (Yoga, Do In, Qi Gong, Tai Chi Chuan, Cinque Tibetani), altrimenti anche con il semplice stretching.
Un esercizio molto utile è la Routine Energetica Quotidiana di Donna Eden che tovi descritto dettagliatamente in questo articolo.
Un esercizio molto utile è la Routine Energetica Quotidiana di Donna Eden che tovi descritto dettagliatamente in questo articolo.
EQUILIBRIO POSTURALE
Correggi tutti gli squilibri posturali, che furtano moltissima energia vitale. Alcune pratiche adatte sono: Osteopatia, Terapia Craniosacrale, Chiropratica, Kinesiologia Applicata, Trager, Metodo Alexander, Feldenkrais, Rolfing. Vedi anche questa conferenza del Progetto Raphael.
:: RINGRAZIAMENTO ::
Un sentito ringraziamento a Rosanna Gosamo (Counselor ed Esperta in Alimentazione Naturale e Crudismo)
per la revisione della disp
ricette vegane varie Dolci Piatti Unici Contorni
Ricette Vegan
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Antipasti
Antipasti leggeri, colorati e sfiziosi, si possono preparare usando come ingredienti di base le verdure, meglio se di stagione.Primi piatti
La maggior parte dei primi della cucina tradizionale mediterranea sono vegan già di per sè, o facilmente "veganizzabili", per cui sono veramente infiniti i piatti che si possono preparare con un cereale come base abbinato a legumi e/o verdure.Secondi
I secondi vegan sono basati su legumi e verdure (e in parte seitan e tofu, per aumentare ancora di più la varietà) cucinati in vari modi (al forno, in polpette, purea, verdure farcite, frittate vegetali) a cui abbinare un contorno leggero a base di verdura.Insalatone
Dimenticate le insalate "da onnivori": c'è un'infinita varietà di insalate che si possono preparare. Quelle più ricche, mangiate col pane, fanno perfino da piatto unico.Contorni
Le verdure sono così tante e si possono cucinare in così tanti modi, oltre che preparare crude in insalata guarnite con frutta secca e semi, che davvero la scelta di possibili contorni vegan è illimitata (e comunque quasi tutti i contorni tradizionali sono vegan!).Piatti Unici
I piatti unici sono particolarmente nutrienti e basati di solito sull'abbinamento di cereali, legumi e verdure in un'unica pietanza. In realtà, molti dei primi o dei secondi possono essere usati come piatti unici semplicemente aumentandone la quantità.Formaggi vegan
Esistono da qualche anno in commercio alcuni "formaggi vegetali" che sono simili ai formaggi tradizionali, e alcuni di essi fondono e si possono usare per preparare toast, pizze, torte salate. Ci sono anche dei simil-formaggi che si possono fare in casa, cerchiamo qui di suggerirne qualcuno.Pizze, focacce, pane e torte salate
Pizze focacce e torte salate possono fare da spuntino o da pasto completo. Per guarnirle, potete sbizzarrirvi con tutte le combinazioni di ingredienti vegetali che volete, l’unico limite è la vostra immaginazione.Salse, panini, tartine, bruschette ecc.
I paté vegetali per farcire panini o preparare stuzzichini si fanno per lo più con vari tipi di legumi e col tofu, oppure con la frutta secca.Dolci
I dolci vegan sono solitamente il piatto che incuriosisce di più, perché molti pensano che non si possano fare senza latte, burro, uova. In realtà, al posto del latte vaccino basta usare un latte vegetale (di soia, di riso, d'avena, ecc.), al posto del burro si usa l'olio o, più di rado, la margarina, anche quella "autoprodotta" (a base di lecitina di soia, olio di semi di girasole, latte di soia). Le uova semplicemente non servono (tranne che nei dolci che si basano solo sulle uova), perché basta cambiare la proporzione degli ingredienti per poterne fare a meno, o in alcuni casi usare maizena, o una banana schiacciata, o altri ingredienti che servono a dare consistenza. Quel che è certo è che i dolci vegan sono deliziosi, come sapore non hanno nulla da invidiare a quelli non vegan, e sono anche più leggeri!Preparazioni di base
Una volta acquisita pratica con le versioni vegan delle più comuni preparazioni di base, cucinare i vostri piatti sarà ancora più facile.Frullati, bevande e cocktail
Frutta e verdura in formato liquido: qualcosa da bere per tutte le occasioni.Esperimenti culinari / Varie
Piatti troppo strani o troppo semplici per meritare la dignità di ricetta ma che meritano di essere condivisi.
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